Social o sociale?

Postiamo di tutto, ogni atto che compiamo, i momenti di gioia, di dolore, ciò che mangiamo, pensiamo, senza ormai alcun filtro, discutiamo animatamente, non di rado senza alcun rispetto, con persone che poi dal vivo non salutiamo nemmeno. È questa la vita che ci attende all’epoca del distanziamento sociale? Ma, soprattutto, è questa la vita?

Note per un cambio di rotta

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono indissolubilmente legate. E un nuovo ordine dell’universo, rispettoso della natura e dell’uguaglianza, passa attraverso il protagonismo di chi maggiormente subisce l’attuale situazione. Per questo, un autentico cambio di rotta richiede, più che programmi generali, processi di coinvolgimento reale degli “ultimi”.

Parlare a chi oggi si sente solo

Oggi fare politica a sinistra è difficile. Anzitutto perché il sistema economico e sociale e le pratiche con esso connesse hanno generato, insieme a vulnerabilità e disuguaglianza, mancanza di riconoscimento. Da qui occorre ripartire, per tornare a stare con chi oggi si sente solo e non riconosciuto dai decisori. Sapendo che il sociale e il politico non possono essere scissi.

Due libri diversamente “politici”

Intorno a noi si intrecciano i resoconti giornalistici sull’ultima, stucchevole crisi di governo. Ma la politica sta altrove, nella rete di relazioni e rapporti tra associazioni e persone che animano il Paese. Ce lo dicono due libri (“La geografia della speranza” di Martina Di Pirro e “Belle persone” di Fabio Balocco) che vale la pena leggere.