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“Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale”. Un appello di medici e scienziati

Il Servizio Sanitario Nazionale, forse la più importante conquista della Repubblica, è in grave crisi per mancanza di progettualità e di finanziamenti adeguati. Occorre intervenire adeguando il suo finanziamento agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del PIL), ed è urgente e indispensabile, perché un Servizio Sanitario che funziona non solo tutela la salute ma contribuisce anche alla coesione sociale.

L’Italia a rischio salute

La balcanizzazione della Repubblica (realizzata con la legge di bilancio, il decreto Milleproroghe e il disegno di legge Calderoli) non dà solo il colpo di grazia al Servizio Sanitario Nazionale, già in sofferenza e differenziato per regioni, ma attenta direttamente alla salute dei cittadini, che si tutela con la prevenzione primaria, assicurata dall’esercizio di una pluralità di competenze oggi sottratte alle Regioni.

Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!

I dati raccolti nel dossier della Fondazione Gimbe “Il Servizio sanitario nazionale compie 45 anni” non lasciano dubbi: il rilancio del SSN non rientra tra le priorità dell’attuale esecutivo, analogamente a quelli degli ultimi 15 anni. E i princìpi fondanti del SSN – universalità, uguaglianza, equità – sono stati traditi, lasciando il posto a interminabili tempi di attesa e all’aumento della spesa privata.

Legge per la non autosufficienza: così non va bene

La legge n. 33/2023 sulla non autosufficienza (o, meglio, in favore delle persone anziane) attende, entro il gennaio 2024, i decreti delegati sui punti fondamentali (dall’assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria e relative risorse alle politiche di promozione dell’inclusione sociale e di prevenzione della fragilità). Le carenze che l’accompagnano fanno temere che si tratti dell’ennesima occasione mancata.

Povertà, salute negata e contraddizioni del Governo

Il Servizio Sanitario Nazionale è inadeguato, il Sud è prossimo al “deserto sanitario”, la povertà è ai massimi storici, gli sfratti per morosità aumentano mentre, parallelamente, crescono i super ricchi e i loro patrimoni. Per invertire la tendenza bisognerebbe potenziare la sanità ed evitarne la frammentazione, investire nel welfare prelevando risorse dai redditi più alti. Ma il Governo continua a percorrere la strada opposta.

Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale

Il VI Rapporto Gimbe è categorico: il diritto alla salute è, nel nostro Paese, compromesso. Le azioni dei Governi degli ultimi decenni lo hanno sgretolato e il Servizio Sanitario Nazionale è al capolinea per mancanza di finanziamenti (con un gap di 48,8 miliardi rispetto alla media europea), carenza di personale e diseguaglianze territoriali (destinate ad essere dilatate dall’Autonomia regionale differenziata).

Salute e Sanità. Verso la legge di bilancio

Il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a far fronte alle esigenze del Paese. Nel 2022 gli italiani, per curarsi, hanno dovuto sborsare 37 miliardi di tasca propria (mentre altri 5 sono stati versati dalla sanità integrativa). Per raggiungere il livello medio dell’Eurozona si dovrebbero investire 27 miliardi di euro in più all’anno ma il Governo prevede ulteriori tagli così pianificando il collasso del Servizio.

Ferma il dolore, firma per la pace

Dal 22 aprile è in corso nel Paese la raccolta delle firme per tre referendum abrogativi, due contro l’invio di armi italiane in Ucraina (e, in un caso, anche in altri teatri di guerra) e l’altro a tutela del Servizio sanitario nazionale pubblico. Il segno dell’iniziativa è evidente pur nell’inevitabile schematismo referendario: più investimenti per la salute degli italiani, meno per gli strumenti di morte e di guerra.