I fascisti a volte ritornano, anzi non se ne sono mai andati: il caso di Guido Paglia

La campagna per la fascistizzazione della Rai ha riportato i riflettori sulla figura di Guido Paglia, già socio fondatore di Avanguardia nazionale, collaboratore dei servizi segreti, onnipresente nelle vicende del terrorismo nero. Aveva ragione Umberto Eco: il problema non è che i fascisti a volte ritornano, è che non se ne sono mai andati.

Il “caso Moro”: un noir italiano

Tra i gialli, i noir e i thriller che costeggiano la nostra storia recente un posto di rilievo occupano il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, che, nell’immaginario collettivo, rimandano alla responsabilità esclusiva delle Brigate Rosse. In realtà molteplici ipotesi risultano ancora aperte in uno scenario in cui si sovrappongono e si intrecciano minacce americane, servizi segreti, loggia P2 e molto altro

L’armadio della vergogna

Periodicamente riemergono nel Paese le ombre delle stragi di Stato e delle responsabilità dei Servizi. Per dissiparle occorrerebbe riandare alla mancata epurazione dei fascisti dalle istituzioni e ai connessi insabbiamenti. Magari a partire dall’armadio della vergogna della Procura militare di Roma in cui i relativi fascicoli vennero nascosti per decenni.

Uno spiraglio sulle stragi nere

Che l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 sia una «strage di Stato» lo afferma, oggi, anche una sentenza della magistratura. È la conferma di un giudizio storico ormai definitivo: le stragi degli anni ’70 e ’80 non furono fatti isolati ma tessere di una strategia unitaria neofascista avallata (se non ideata) dai nostri Servizi segreti.

Quella sera in piazza Fontana

«Secondo te ‒ mi chiese Italo Pietra ‒ chi le ha messe queste bombe?» e aggiunse: «Mi ha telefonato il prefetto, secondo lui sono stati gli anarchici». Cominciava così l’umiliante operazione di copertura dei veri mandanti dell’eccidio, la serie delle indagini manovrate, dei depistaggi, dall’arresto di Valpreda alla morte di Pinelli.