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Il “caso Cospito”: sciopero della fame, 41 bis ed ergastolo ostativo

La vicenda dello sciopero della fame di Alfredo Cospito contro il regime del 41 bis cui è sottoposto e contro l’ergastolo ostativo è diventata il crocevia di una serie di problemi, di ipocrisie e di non detti. I temi implicati sono una morte evitabile che nessuno – a livello istituzionale – vuole scongiurare, la realtà del trattamento carcerario previsto dall’art. 41 bis ordinamento penitenziario e quella dell’ergastolo ostativo.

Se cento giorni vi sembran pochi

Alfredo Cospito ha superato i 100 giorni di sciopero della fame contro il regime del 41 bis: ha perso 42 kg, è fortemente debilitato, si muove su una sedia a rotelle e non è dato sapere fino a quando il suo fisico reggerà. Spetta al ministro della giustizia decidere se lasciarlo morire o revocare, anche solo in via interlocutoria, il regime cui è sottoposto. Ma il ministro, garantista “double face”, tace e si defila.

Alfredo Cospito non deve morire

Alfredo Cospito è in sciopero della fame dal 20 ottobre. Il rischio di morte è, a questo punto, elevato. La priorità è scongiurarlo. E le possibilità non mancano, a cominciare dalla revoca nei suoi confronti, per fatti sopravvenuti e in via interlocutoria, del regime del 41 bis. È un passo necessario per salvare una vita e per avviare un cambiamento della drammatica situazione che attraversano il carcere e chi è in esso rinchiuso.

Morire di 41 bis?

C’è un anarchico, Alfredo Cospito, in sciopero della fame da oltre un mese per protesta contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. La sua è una scelta estrema che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti e che dovrebbe indurre la politica e l’amministrazione penitenziaria a rivedere una situazione carceraria insostenibile. È improbabile che ciò accada ma non è una buona ragione per accettarlo acriticamente.

Turchia: dove la difesa di oppositori e dissidenti è un delitto

L’11 novembre, dopo 10 anni di udienze e di rinvii (e la morte di un’imputata per sciopero della fame), si è concluso a Istanbul, con condanne fino a 20 anni di carcere, il processo contro 19 avvocati accusati di propaganda sovversiva e di partecipazione ad associazioni terroristiche per la loro attività di difensori di oppositori del regime. È la vendetta di uno Stato autoritario che non tollera la difesa dei diritti.

Una lettera dal carcere

«Quando leggerete questa lettera saranno ormai cinque i miei mesi di detenzione. Nel frattempo si sono succeduti svariati eventi, tra cui lo sciopero della fame che abbiamo portato avanti nei giorni scorsi e la richiesta di controllo della mia corrispondenza, la cosiddetta “censura”. Ma qualsiasi altro “dispetto” dovessi subire, sono ben in grado di sopportarlo!».

Morire a Istanbul per la libertà – Fermiamo Erdogan

7 MAGGIO – Ibrahim Gökçek è morto, dopo 316 giorni di sciopero della fame per la libertà in Turchia. Bassista del Group Yorum, Ibrahim è noto in Italia soprattutto per la splendida esecuzione davanti a una folla oceanica di “Bella Ciao“. Cinque giorni prima di morire, arrivato oltre il limite di ogni umana resistenza, ha trovato ancora la forza di scrivere questa straziante lettera a l’Humanité.