India: i più grandi scioperi al mondo

In India i lavoratori dell’industria e i contadini sono in agitazione da mesi in difesa delle condizioni di lavoro e contro le politiche liberiste del Governo Modi. Allo sciopero generale dei contadini del 26 novembre hanno partecipato in 250 milioni. Le lotte per il lavoro sono imponenti e diventano sempre più anche lotte per la democrazia.

Osservatorio mensile

Bolivia e Cile: di fronte alle vittorie democratiche la destra reagisce assassinando il segretario del sindacato dei minatori boliviani; il covid fa crollare l’industria tessile e dell’abbigliamento in Asia dove si realizza il 75% del fatturato mondiale; Svizzera: nel cantone di Ginevra introdotto il salario minimo di 25 dollari l’ora, il più alto al mondo…

Osservatorio mensile

I lavoratori ucraini contro la conferma di Lukashenko e, ancora una volta, duramente repressi dagli organi di polizia; oltre il 70% dei giovani ha interrotto gli studi durante la pandemia aumentando ulteriormente le diseguaglianze; la crisi non è per tutti e Oxfam denuncia l’aumento delle ricchezze di chi è già straricco anche in fase di pandemia…

Osservatorio mensile

La contrazione delle attività lavorative a causa della pandemia ha comportato una riduzione del lavoro pari a 305 milioni di lavoratori occupati per 48 ore alla settimana; un abitante della Terra ogni cento deve lasciare il suo Paese per le violenze; tra le proteste dopo l’omicidio di George Floyd, lo sciopero dei lavoratori portuali della costa ovest degli USA…

Osservatorio mensile

Con la pandemia da coronavirus sono stati licenziati, sospesi o impegnati a tempo parziale il corrispondente di 195 milioni di lavoratori a tempo pieno; l’UE ha stanziato un reddito per i lavoratori che non lavorano, ma molti lavoratori autonomi e delle piattaforme ne sono esclusi; nel Regno Unito circa il 35% dei pazienti in condizioni critiche con Covid-19 sono delle minoranze etniche…

Preparare il “dopo-virus”

I sacrosanti scioperi nelle fabbriche oggi sono un “segnale di vita”: ci aiutano a immaginare un “dopo-virus” non consegnato a una biopolitica personalizzata e dispotica. Quando tutto questo sarà finito dovremo difenderci dalle scorie che l’emergenza avrà lasciato, e sarà da chi ha mantenuto un’autnomia di risposta che si potrà ricominciare.