Meglio le primarie che gli ottimati

“No, le primarie no!” è il grido stentoreo che si leva dalle pagine di “Repubblica”. Verrebbe voglia di essere d’accordo, avendo sempre guardato con diffidenza a questo strumento plebiscitario, quasi cesaristico, che sancisce la morte definitiva dei partiti politici. Ma, nonostante ritrosie e perplessità, non c’è alternativa. O Conte o Schlein: tertium non datur. E, dunque, si vada alle primarie e si decida prima che sia troppo tardi!

Stavolta le primarie servono davvero?

Nel nostro paese le primarie sono state, per lo più, una sorta di rito propiziatorio nella teatralizzazione di una partecipazione sempre più vuota. Ma oggi le cose sono, forse, diverse. Di fronte all’impossibilità di sbloccare la divisione del campo progressista tra il sì (di cui è portatrice Schlein) e il no (sostenuto da Conte) sulla questione non mediabile delle armi all’Ucraina, dare la parola al popolo può essere una soluzione praticabile.

Contrastare l’antisemitismo, non il dissenso: un appello di 100 accademici

Il disegno di legge di contrasto all’antisemitismo in discussione alla Camera non contribuisce in nulla all’obiettivo dichiarato e, con il richiamo alla definizione di antisemitismo della IHRA, si presta a forme di repressione di ogni legittima critica al Governo di Israele. Occorre dunque, quantomeno, sostituire il richiamo con quello alla più corretta Jerusalem Declaration. Lo chiede un appello di oltre 100 accademici.