L’autonomia differenziata e la metafora dell’ascensore

La marcia verso l’autonomia differenziata prosegue. Eppure la Corte costituzionale lo ha spiegato molto bene ricorrendo alla metafora dell’ascensore che deve fermarsi al piano giusto (in questo caso Comuni, Province, Città Metropolitane, Regione, Stato). E il piano dell’eguaglianza dei cittadini è riservato allo Stato che non può rinunciarvi né per un sistema regionale differenziato né per un sistema regionale paritario.

Povertà economica e povertà sanitaria

Immaginate di dover scegliere, arrivati a metà mese, se riempire il carrello della spesa o andare in farmacia a ritirare l’antibiotico per vostro figlio. O di dover rinunciare a quella visita cardiologica che aspettate da mesi perché l’alternativa pubblica ha una lista d’attesa di un anno e quella privata costa quanto mezza bolletta della luce. Questa è la quotidianità per i quasi 6 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta.

Il collasso del Servizio Sanitario Nazionale

Il 7° Rapporto della Fondazione Gimbe è esplicito: il Sistema Sanitario Nazionale è gravemente compromesso. Nel 2023 4,5 milioni di persone hanno rinunciato alle cure e la spesa diretta delle famiglie è aumentata del 10,3%. Non per caso: tra il 2010 e il 2019 sono stati sottratti alla sanità pubblica 37 miliardi di euro. L’accesso alle cure è sempre più difficile per milioni di italiani ma non ci si può rassegnare.

I medici a gettone e la sanità pubblica

I medici a gettone sono diventati parte rilevante dell’assistenza ospedaliera. È, per il Servizio sanitario nazionale, l’inizio della fine. Basta fotografare i rientri in Pronto Soccorso di pazienti appena dimessi, i tempi di degenza, l’adeguatezza nell’esecuzione degli esami diagnostici. Il rimedio sarebbe semplice: considerare il Servizio sanitario un bene comune prezioso in cui investire. Ma non sembra che sia così.

Sanità: no all’autonomia regionale differenziata

Per la sanità il fallimento della regionalizzazione è già oggi macroscopico e inconfutabile. L’avvento dell’autonomia regionale differenziata produrrebbe una ulteriore balcanizzazione della sanità pubblica con crescita a dismisura di disuguaglianze e disfunzioni. Per questo non bastano le correzioni: l’operazione deve essere contrastata nella sua interezza, senza se e senza ma.

La sanità tra tagli e autonomia differenziata

La Nadef approvata dal Governo dimissionario delinea, per i prossimi anni, un decremento della spesa sanitaria. Intanto incombe l’autonomia differenziata, veicolo di ulteriori regali al privato e agli imprenditori della salute. È una dichiarazione di guerra alla sanità pubblica, in spregio all’epica gestione del Covid-19 da parte del SSN e dei suoi professionisti, e un insulto ai più deboli e ai ceti popolari.