Il voto nelle “terre ballerine”

E’ difficile sostenere che quella del 20 e 21 settembre è stata una “vittoria per due” (Zingaretti e Di Maio). Ma sicuramente è stata una sconfitta per uno (Matteo Salvini). Da essa il governo esce teoricamente rafforzato, ma non certo “salvo”. Piuttosto dalle urne emerge un’ulteriore personalizzazione del voto che impone contromisure democratiche.

Quell’onda nera del negazionismo

La ripresa del Coronavirus si accompagna a un’ondata di negazionismo. Tutto sarebbe falso o comunque sopravvalutato, inventato dai “politici” e ingigantito dai media. Tra spavalderia e complottismo i negazionisti aumentano, spalleggiati da personaggi pubblici che si propongono come novelli capi-popolo dei sovranisti anti-virus.

I magistrati, Salvini, i luoghi comuni

Le conversazioni tra magistrati intercettate attraverso il telefono di Luca Palamara mostrano un malcostume che offende la giustizia. Ma non la prevenzione nei confronti di Matteo Salvini dallo stesso denunciata. Al contrario ciò che emerge è che sono proprio gli “argomenti” del leader leghista a farsi strada tra i magistrati.

Contro l’estetica della morte

L’estetica della morte è parte integrante della “disperazione culturale” tipicamente fascista. Dà forma alla sua distinzione tra Signori e gente comune. Ora quell’ombra la vediano profilarsi di nuovo, sotto il velo luttuoso dell’epidemia coronavirus, nei comportamenti dei nuovi aspiranti Signori. Costruire la comunità dei fragili per la vita è un buon antidoto.

L’Italia non è più un porto sicuro?

Davvero in epoca di Coronavirus l’Italia non è più un porto sicuro? Lo dichiara un decreto interministeriale che vieta l’approdo in Italia dei migranti salvati in mare da navi straniere perché «comprometterebbe il contenimento della diffusione del contagio». In sordina e senza esibizioni muscolari ha vinto la linea Salvini.

Niente DOVRA’ ESSERE più come prima

Non è vero che “niente sarà più come prima”. Sarà “come prima”, forse “più di prima”: più ingiustizia, più stupidità di chi comanda, più gestione dissennata delle risorse, se non sapremo alzare la voce per dire che cambiare si deve. In troppi sono già al lavoro perché niente cambi: aziende che scalpitano per riaprire, SI TAV per rilanciare tutto, demagoghi in pista.

L’undicesima piaga si chiama Matteo

Speculare su un’emergenza come quella del Corona virus per un pugno di voti in più nei sondaggi è una forma di sciacallaggio. Di fronte a un fenomeno che non comprendiamo e che stentiamo a misurare, più che sparare sentenze dovremmo ascoltare chi studia il fenomeno. E contrastare senza mezzi termini chi pensa di usarlo a danno di tutti.