L’Italia, il riarmo e i falsi amici dell’Ucraina

Il programma dell’Alleanza di centro-sinistra è un po’ come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa cosa sia. La ragione principale sta nella spaccatura tra chi vuole realmente la pace e chi, disattendendo le richieste dei popoli (dell’Ucraina e della Russia come dell’Italia), persegue il riarmo e con esso, di fatto, la guerra. Un scelta è indifferibile: per noi e per la stessa Ucraina, i cui falsi amici sono, in realtà, i suoi veri carnefici.

La corsa al riarmo, un po’ di storia per capire dove si va

Fino ai primi anni ’90, le forze armate italiane hanno mantenuto un’impostazione sostanzialmente difensiva, pur all’interno della Nato, con leva obbligatoria e un livello di spesa relativamente basso. Ma già nel 1993 l’obiettivo è cambiato: dalla difesa da eventuali aggressioni alla “difesa degli interessi italiani, ovunque nel mondo siano minacciati”, così preparando la svolta attuale in cui la guerra è all’ordine del giorno.

Alla sinistra non far sapere quant’è orrendo delle armi il potere

La disputa agostana sul woke, seguita a un articolo, volutamente deformato, di Giuseppe Conte è stata inutile e fuorviante. La sinistra, infatti, non deve scegliere fra diritti civili e diritti sociali. Deve chiedersi perché i primi vengano spesso trattati come un universo autosufficiente e i secondi come un elenco di desideri privo di copertura. Ma farlo pone la questione delle spese per il riarmo che tutti preferiscono accantonare.

Stati Uniti, Cina, Europa: gli imperi e i cittadini

La logica imperiale di Trump e Xi Jinping è la stessa che Draghi invoca per l’Europa: riarmarsi, sacrificare quel poco di universalismo dei diritti rimasto per far crescere e valorizzare le imprese eccellenti e monopolistiche, le nuove testuggini della potenza europea. Da un lato gli imperi reali o presunti, dall’altra i cittadini sempre più oppressi. È questa la realtà che la geopolitica e i suoi alfieri cercano di occultare.

Costruire un’alternativa o inseguire il centro?

Le grandi manovre per le elezioni politiche del 2027 sono iniziate. L’accento viene posto da molti sul contributo di un’ipotetica e variabile forza centrista. Ma più che del destino e delle ambizioni di alcuni pezzi di ceto politico, il tema è come evitare politiche moderate in caso di vittoria dei progressisti. E la presenza dei centristi in coalizione è una pesante zavorra su temi come fisco, lavoro e riarmo.

Fra un anno si vota: cominciamo a parlarne

Manca poco più di un anno al voto. Saranno elezioni cruciali. Bisogna impedire che vinca la destra. Non ci si può tirar fuori dallo scontro politico. Ma non si può sostenere stancamente un centro sinistra impresentabile in nome del male minore. Occorre individuare e porre sul tappeto le questioni per noi inaggirabili. Poche ma buone. Un piccolo elenco di cose su cui non transigere, ingoiando i rospi di tutte le altre.

Contro la guerra, alternative concrete al riarmo

La recente proposta di legge di iniziativa popolare istitutiva del Dipartimento della Difesa civile suggerisce alcune considerazioni. Perché non dare alla proposta una dimensione europea? Se le centinaia di miliardi l’anno stanziate dall’Europa per il riarmo fossero utilizzate per sviluppare, investendo sui giovani, i settori alimentare, energetico e informatico le ricadute positive sarebbero estremamente consistenti.

Firenze città operatrice di pace

La pace è a rischio, a livello planetario, come mai negli ultimi decenni. E Firenze lancia un appello che si ricollega alla tradizione di Giorgio La Pira, di Mario Primicerio, di padre Ernesto Balducci e di molti altri. Di nuovo “Firenze città operatrice di pace” per un impegno concreto e corale contro il riarmo e per la rinascita di una cultura della non violenza a partire dalle scuole e fino all’invio di ambasciatori di pace nel mondo.

Contro il riarmo dell’Europa. Il tempo è ora!

Come un sol uomo, l’establishment occidentale – non solo governi e partiti, ma anche media, Università e antichi protagonisti della contestazione sessantottina – invoca la militarizzazione dell’Europa in vista della guerra. Spetta a noi, uomini, donne e movimenti, potare contraddizioni e disgregazione in quel furore bellico in nome della volontà di pace che percorre i popoli. Il tempo è ora!

Riarmo: una scelta di Meloni, non un’imposizione della Nato

L’talia corre verso una aumento delle spese militari dagli attuali 35 a oltre 100 miliardi all’anno. La vulgata è che si tratta di un obbligo imposto dalla Nato. Ma non è così. Il summit dell’alleanza atlantica del 25 giugno lo ha inserito tra gli obiettivi, ma la dichiarazione che lo prevede non è un accordo vincolante, come il rifiuto della Spagna dimostra. Dunque il riarmo è una scelta, sempre revocabile, del Governo Meloni.