Ciò che vorrei vedere il 2 giugno

Il 2 giugno, invece dell’oscena parata di armi, vorrei vedere una parata di maestri e maestre, di professori e professoresse, infermiere e infermieri, medici del corpo e della mente, artisti e musicisti, studentesse e studenti… Perché è da ciò che resta del prendersi cura, del costruire bellezza, conoscenza e pensiero critico, che può venire il riscatto di cui abbiamo bisogno.

La nostra festa della Repubblica e quella della destra

Il 2 giugno ci saranno, dietro le pacificazioni di facciata, due feste differenti: la festa degli uguali e quella dei diseguali. Ce lo ricordano Galli della Loggia e il “Corriere della Sera”, saliti senza tentennamenti sul carro dei vincitori, e impegnati a sostenere che l’uguaglianza si ferma alla soglia dell’esercizio del potere e che la democrazia, alla fine dei conti, si riduce al “suffragio universale”.

Oltre il 2 giugno. A scuola e non solo

Una recente indagine fornisce dati incoraggianti: quasi il 90% dei nostri studenti sa che cosa sono la Costituzione e la Repubblica e da quando ci accompagnano. Ma la soddisfazione si stempera guardando agli eventi successivi su cui regna, spesso, la confusione. È il frutto di una scuola appiattita sul “saper fare” e in difficiltà a costruire un “sapere” radicato nell’impegno culturale e sociale.

2 giugno: quale festa per quale Repubblica?

2 giugno: festa della Repubblica. L’impulso, nei tempi oscuri che attraversiamo, è scrivere di ciò che minaccia la Repubblica: la politica bellicista, l’autonoma differenziata, il presidenzialismo, la disumanizzazione dei migranti, la repressione del dissenso. Ma c’è un modo diverso per festeggiare il 2 giugno: ricordare le lotte di chi pratica la democrazia conflittuale e sociale, e parteciparvi.

La magistratura dopo il fascismo: storia di una transizione tradita

Nella transizione dal fascismo alla Repubblica si pose, ovviamente, il problema di un radicale ricambio del personale che aveva agito sotto la vecchia amministrazione. Fu, anche per la magistratura, un’occasione pressoché totalmente mancata. Lo documenta in maniera analitica un recente lavoro (“L’epurazione mancata. La magistratura tra fascismo e Repubblica”) curato da Antonella Meniconi e Guido Neppi Modona.

E allora le foibe? E allora i no Tav?

Il direttore di “Repubblica”, Maurizio Molinari, definisce i no Tav un’organizzazione terroristica. È un falso grossolano, smentito anche in sede giudiziaria, e Molinari ne risponderà in tribunale. Ma è anche il segno della spregiudicatezza con cui i grandi giornali sedicenti indipendenti (e le loro firme) criminalizzano chi non asseconda il potere e i suoi interessi.