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E poi c’è Renzi…

E poi c’è Renzi. Il premierato della Meloni? No, grazie. Troppo poco. Alle preoccupazioni per le sorti della democrazia, l’ex aspirante riformatore, affossato dal voto popolare nel 2016, risponde da par suo: attaccando da destra e prendendo a modello le regole, lesive del pluralismo democratico, impiegate, dal 1993, nei comuni. Senza cogliere che la crisi del sistema non sta nella debolezza del Governo, ma in quella del Parlamento.

La strana avventura del Movimento 5Stelle

A saperla leggera, la vicenda del M5Stelle non è un’incarnazione del male o un esempio di semplice qualunquismo. In essa si può piuttosto vedere, insieme a errori e cedimenti macroscopici, l’evoluzione di un movimento in cerca di una precisa collocazione, resa difficile dal fuoco di sbarramento e dall’ostilità di gran parte dei media e di chi avrebbe dovuto cogliere le istanze di rinnovamento da esso poste.

… di Letta e di Governo

Ciclicamente, come i serpenti, il Pd cambia pelle. E regolarmente scopre che la nuova non è diversa dalla vecchia, altrettanto variegata e logorabile. Quella di Enrico Letta sembra una mission impossible. Perché il vertice del Pd è rimasto quello che faceva vergogna a Zingaretti. E il popolo della sinistra resta lontano dagli occhi e dal cuore.

Matteo Renzi e il Rinascimento saudita

Nel mezzo della crisi di governo, Renzi vola a Riad per una (lautamente retribuita) conferenza e, con l’occasione, intervista il principe Mohammad bin Salman congratulandosi per il “Rinascimento saudita” in atto, simile a quello fiorentino successivo alla peste. Dimenticando guerre, pena di morte, torture, omicidi di oppositori…

Il piffero di Rignano

Come i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati, Renzi si è fatto del male: a sé, e a tutti noi. Perché? Perché è fatto così: incarna quello che Benjamin chiamò il “carattere del distruttore”. E perché la crisi della sovranità nazionale esaspera la narrazione narcisistica e cannibalica di chi alla Rappresentanza ha sostituito la Rappresentazione

Renzi: l’ultimo tradimento

Lo strappo è stato compiuto. Comunque si valuti l’esecutivo in carica, l’apertura di una crisi oggi, in piena pandemia, è un gesto di irresponsabilità verso il Paese e un regalo alla destra (in termini elettorali se si andrà al voto anticipato e, comunque, in termini di consenso). Ma non è certo il primo strappo istituzionale di Renzi.

Niente DOVRA’ ESSERE più come prima

Non è vero che “niente sarà più come prima”. Sarà “come prima”, forse “più di prima”: più ingiustizia, più stupidità di chi comanda, più gestione dissennata delle risorse, se non sapremo alzare la voce per dire che cambiare si deve. In troppi sono già al lavoro perché niente cambi: aziende che scalpitano per riaprire, SI TAV per rilanciare tutto, demagoghi in pista.

L’undicesima piaga si chiama Matteo

Speculare su un’emergenza come quella del Corona virus per un pugno di voti in più nei sondaggi è una forma di sciacallaggio. Di fronte a un fenomeno che non comprendiamo e che stentiamo a misurare, più che sparare sentenze dovremmo ascoltare chi studia il fenomeno. E contrastare senza mezzi termini chi pensa di usarlo a danno di tutti.