Appello per il referendum. No alla grande menzogna

L’affermazione che riducendo il numero dei parlamentari si punisce la casta è una menzogna. In realtà ad essere puniti sono i cittadini che vedono diminuita la possibilità di eleggere un “proprio” rappresentante, a tutto vantaggio degli apparati. Per questo il No nel referendum del 20 settembre è un segnale in difesa della democrazia.

Un uomo forte al potere?

80 anni fa l’Italia entrava in guerra, una guerra che avrebbe provocato morti e distruzioni senza precedenti. La decisione fu assunta in solitudine dal Capo del Governo, Benito Mussolini, al di fuori di ogni controllo del Parlamento. È bene ricordarlo oggi, quando il Parlamento è in crisi e molti invocano “un uomo solo al comando”.

Il gioco pericoloso del referendum

Il referendum sul taglio dei parlamentari è prossimo e il contesto assai diverso da quello in cui è intervenuta la modifica costituzionale. È, dunque, necessaria un campagna elettorale approfondita che consenta di cogliere la posta in gioco. Per questo votare a settembre accorpando referendum ed elezioni regionali è improprio.

Referendum. L’assordante congiura del silenzio

Perché ridurre il numero dei parlamentari? Non per risparmiare, ché il corrispettivo è pari, per ciascuno di noi, a un cappuccino all’anno. E neppure per ridare centralità al Parlamento, la cui crisi di credibilità si può risolvere solo con il potenziamento e non con la riduzione della rappresentanza. E allora?

Un referendum contro il taglio dei parlamentari

Il taglio dei parlamentari è stato approvato anche con il voto di Pd e Leu. Gli interventi per “compensarlo”, a cominciare dalla legge elettorale, sono incerti e insufficienti. Non resta che il referendum, possibile per l’approvazione da parte del Senato con una maggioranza inferiore ai due terzi. Sempre se si raccoglieranno le firme necessarie…