La cannabis alla prova del referendum

In pochi giorni la proposta di referendum per la legalizzazione della cannabis ha superato le 500.000 firme, metà delle quali di giovani sotto i 25 anni. È un segnale importante. Legalizzare non significa cedere a un permissivismo senza freni ma introdurre delle regole razionali utili per i singoli e per la società nel suo complesso.

Firme

Firme online, un successo problematico

L’enorme successo della raccolta di firme per promuovere il referendum sulla legalizzazione della cannabis è un fatto positivo. Ma con le firme online l’istituto referendario è cambiato, il rischio di inflazionarne l’uso e lasciare spazio ai demagoghi è forte, fare finta di non vederlo non è saggio. Anche se questa volta è per una buona causa.

Il ministro, le lobby, il nucleare

L’apertura del ministro Cingolani al nucleare, già bocciato da due referendum, ha dell’incredibile. Il nucleare, di qualunque dimensione e di qualunque generazione, è pericoloso per ambiente e cittadini, è soggetto a incidenti, costa un’enormità, per non parlare delle scorie il cui smaltimento è un rompicapo senza soluzioni accettabili.

La lotta sociale e politica scuote l’Uruguay

L’Uruguay si è risvegliato: all’esito di una grande mobilitazione sono state raggiunte 763.443 firme (poco meno di un elettore su tre) per un referendum abrogativo della legge voluta dalla destra che limita i diritti dei cittadini e dei lavoratori e aumenta i poteri della polizia. Interessante il ruolo di primo piano del sindacato nel movimento di opposizione.

I leoni del referendum

Di nuovo sei referendum sulla giustizia. Proposti, questa volta, da Partito radicale e Lega. Con l’obiettivo di ridurre l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri e di indebolire il controllo di legalità. Nella situazione attuale di forte crisi di credibilità della magistratura, il progetto può passare. Ma non sarebbe un bel segnale.

Ha vinto il Sì. Viva il No!

La vittoria del Sì nel referendum è stata netta, anche se il No ha dimostrato di non essere marginale nel Paese. Che fare ora, nel nuovo assetto istituzionale caratterizzato da una virata maggioritaria? Ragionare su nuove strade. Con due obiettivi prioritari: riunificare il campo che si è diviso nel referendum e aggiornare il modo di fare politica.