Dopo i referendum

Ha votato, per i referendum sulla giustizia, un elettore ogni cinque, il minimo storico. Il quorum non è stato raggiunto e la competizione referendaria si è chiusa, per i proponenti, in modo inglorioso. Dato il tenore dei quesiti è meglio così, ma la fretta di voltar pagina senza coglierne la lezione non può che produrre danni ancora maggiori: per la politica, per la giurisdizione, per tutti noi.

I referendum sulla giustizia: l’ennesima occasione mancata

I referendum del 12 giugno incidono, insieme, su questioni marginali e su drammatici problemi reali (come l’abuso della custodia cautelare) ma, in ogni caso, non avvicinano la soluzione della crisi della giustizia. Perché lo strumento referendario è, in sé, inadatto e perché il dibattito di questi giorni propone soprattutto slogan (seppur di segno opposto). Di nuovo sarà un’occasione mancata.

Il referendum sulla cannabis e il giudizio della Corte costituzionale. La grande delusione

La Corte costituzionale ha deciso: il referendum “cannabis legale” è inammissibile. Finiscono in fumo oltre seicentomila firme e la possibilità per il popolo italiano di prendere la parola su un tema che riguarda aspetti importanti del vivere in comune. Non era un esito obbligato. Ed è, considerata l’inerzia del Parlamento, un esito deludente che il Paese non merita.

Referendum abrogativo: a che punto è la notte?

Il referendum abrogativo non gode di buona salute. Lo dimostrano la sua torsione in senso manipolativo e il mancato raggiungimento del quorum in tutte le consultazioni degli ultimi 25 anni, salvo quelle del 2011. Per invertire la tendenza occorrono, insieme, “aggiustamenti” normativi e un rafforzamento del Parlamento che eviti di scaricare sul referendum questioni non risolte nella sede naturale.

Referendum su avvocati e valutazione dei magistrati. Perché Sì

Attualmente i magistrati sono valutati solo dai loro colleghi. Il sistema, così, non funziona. È sotto gli occhi di tutti. Ed è chiaro che le valutazioni vanno integrate con quelle di chi ogni giorno vede come i magistrati lavorano. Gli avvocati, anzitutto. È una vecchia indicazione della sinistra che oggi la maggioranza della magistratura respinge. Incomprensibilmente.

Referendum e falsi slogan della “giustizia giusta”

La Corte costituzionale ha dato il via a cinque dei sei referendum proposti sulla giustizia. I promotori esultano e parlano dell’apertura della strada per una “giustizia giusta”. In realtà le cose non stanno così e i referendum sulla legge Severino e sulla limitazione delle misure cautelari prefigurano una riforma contro l’amministrazione della giustizia di cui i cittadini devono preoccuparsi.

L’impasse del fine vita: l’aiuto a morire tra referendum e legge

La vicenda di “Mario”, il primo malato in Italia ad aver ottenuto il via libera per l’accertamento delle condizioni che consentono l’aiuto al suicidio e un parere favorevole del Comitato etico, ripropone in modo pressante il tema della disciplina del “fine vita” su cui si intrecciano un possibile referendum di incerta portata e un confronto parlamentare all’apparenza senza sbocchi.

Contro il nucleare: non bastano i referendum

Si ritorna a parlare di centrali nucleari, nonostante la loro conclamata pericolosità e la loro bocciatura in ben due consultazioni popolari. Ma i referendum, se non sono accompagnati da una convinta mobilitazione, sono solo tappe di un percorso che può essere rovesciato. Per questo occorre mobilitarsi da subito, seguendo l’esempio del movimento No Tav.