Le primarie impraticabili e la possibile via d’uscita

Se la riforma elettorale in discussione diventerà legge, la prima conseguenza sarà che le coalizioni dovranno scegliere il candidato premier prima dell’esito elettorale. Per il campo largo le primarie sarebbero un suicidio. Ma una via d’uscita esiste, coerente con l’obiettivo fondamentale di difendere la Costituzione: affidare la leadership a Enrico Grosso, protagonista della vittoria dei No al referendum.

Aria di golpe parlamentare e di partito unico

La legge elettorale approvata al Senato è un golpe parlamentare. Costruita su misura del centrodestra, con la previsione di un premio di maggioranza comune solo a Grecia e a San Marino, essa persegue un cambio di regime e, addirittura, l’attribuzione di tutto il potere a un unico partito. Può darsi che ciò non si realizzi ma occorre attrezzarsi per fare delle prossime elezioni, di nuovo, un referendum sul modello costituzionale.

Essere semplici e radicali

Le elezioni non si vincono al centro, come vanno ripetendo da anni i generali di cento sconfitte. Le elezioni si vincono portando alle urne chi se ne è allontanato disgustato dalla sovrapponibilità delle proposte politice o chi non ha mai votato. Ma ciò – lo insegna il referendum sulla giustizia e lo dimostrano, nel mondo, leader come Sanders e Sanchez – richiede proposte semplici e radicali.

Nucleare. Un altro referendum è possibile

Dopo due referendum abrogativi (1987 e 2011) che hanno bocciato il nucleare e dopo la debacle nel referendum sulla giustizia, il Governo ci riprova. Di nuovo proponendo il nucleare, spinto dalla disperazione per la manifesta incapacità di affrontare la crisi energetica. Sarebbe una scelta del tutto inadeguata e in violazione della Costituzione che, se praticata, porterebbe inevitabilmente a un nuovo referendum.

Quarant’anni da Černobyl. E adesso?

Sono passati 40 anni dall’incidente di Černobyl che portò, da noi, all’abbandono del nucleare. 25 anni dopo, il IV Governo Berlusconi provò a rilanciarlo ma fu fermato dal megaincidente di Fukushima e da un nuovo referendum. Ora ci risiamo anche se è più evidente di allora che il nucleare è fuori tempo, dannoso per la salute, costoso e di lunga realizzazione e che la strada da percorrere è quella delle rinnovabili.

L’autonomia differenziata torna in Parlamento

La possibilità per le Regioni del Nord di gestire autonomamente leve strategiche che appartengono allo Stato accentuerà le disuguaglianze territoriali e inciderà sull’unità della Repubblica. Se il Parlamento non fermerà le preintese raggiunte con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, dovranno intervenire una grande mobilitazione popolare, la Corte costituzionale o il corpo elettorale in sede di referendum abrogativo.

Fra un anno si vota: cominciamo a parlarne

Manca poco più di un anno al voto. Saranno elezioni cruciali. Bisogna impedire che vinca la destra. Non ci si può tirar fuori dallo scontro politico. Ma non si può sostenere stancamente un centro sinistra impresentabile in nome del male minore. Occorre individuare e porre sul tappeto le questioni per noi inaggirabili. Poche ma buone. Un piccolo elenco di cose su cui non transigere, ingoiando i rospi di tutte le altre.

No Kings, opportunità e trappole

In Italia sta accadendo qualcosa di rilevante: prima l’incredibile mobilitazione dell’autunno, poi lo straordinario successo del referendum, in ultimo la grande manifestazione No Kings a Roma. È un risveglio di dimensioni insperate. Il Governo ha accusato il colpo. Ma, per cambiare davvero gli equilibri esistenti, il movimento ha bisogno di darsi una strategia articolata e non settaria e di guardarsi da molte trappole.

Chi ha vinto nel referendum?

Quella referendaria non è stata la vittoria dei partiti di opposizione. Certo essi hanno avuto un peso rilevante: ma il loro apporto è arrivato per ultimo, dopo quello, decisivo, dei magistrati, della società civile e del sindacato. Mentre la campagna referendaria ha segnato il riavvicinamento alla politica di settori che si erano fatti da parte delusi: i giovani, il Sud, le periferie. È un segnale da cogliere.

Il filo rosso che lega referendum e no alla guerra

La Costituzione è stata salvata dai giovani: quegli stessi che, nei mesi scorsi, hanno detto no al genocidio e alla complicità del Governo italiano con le politiche di guerra che stanno sconvolgendo il mondo. Ora bisogna mettere a frutto la lezione: respingendo ogni ipotesi di premierato, rimuovendo le norme che criminalizzano il dissenso, cessando ogni collaborazione militare con Israele e con gli USA.