Gli aspiranti stregoni che vogliono tutto

In Svezia tra il 1865 e il 1911 i cittadini avevano il diritto a un numero variabile di voti a seconda del censo. Oggi il generale Vannacci ipotizza di riconoscere ai genitori il diritto di votare anche per i figli minorenni. La nuova legge elettorale si muove in una direzione non così lontana, manomettendo il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi e ponendo ostacoli alla presentazione alle elezioni di forze non presenti in Parlamento.

La manomissione della rappresentanza

Il modo in cui si raccolgono le candidature, si ammettono le liste, si disegnano i collegi, si distribuiscono i seggi e si individuano gli eletti definisce il rapporto tra cittadini e Parlamento e, dunque, la democrazia rappresentativa. I dispositivi introdotti con la nuova legge elettorale (premio di governabilità, presentazione delle liste, disciplina delle preferenze etc.), manomettendo la rappresentanza, deformano la democrazia.

La questione delle preferenze e la democrazia dei nominati

La questione del voto di preferenza tocca un tema fondamentale. Le civiltà non muoiono solo perché arrivano i barbari. Muoiono quando temono i capaci, li espellono, li costringono al ritiro; quando preferiscono chi obbedisce a chi pensa. Allora il barbaro non è più alle porte. È già in Parlamento, ben pettinato, disciplinato, riconoscente, pronto ad alzare la mano al momento giusto. È la democrazia dei nominati.

L’inganno del maggioritario, la forza del proporzionale

La “governabilità” assicurata da leggi maggioritarie è un inganno: non si governa una società plurale falsando la rappresentanza e ricorrendo, poi, a continui colpi di mano. È la rappresentanza proporzionale, a differenza di quanto si dice, che garantisce una governabilità “sana”: quella che ha realizzato, negli anni ‘70 del secolo scorso, la più grande trasformazione del nostro Paese.

Contro la cultura del maggioritario

La legge elettorale costituisce la cinghia di trasmissione fra società, politica e istituzioni, fra sistema politico e forma di governo. Per questo modificarla alla vigilia del voto, come sta facendo il Governo, per moltiplicare artificiosamente i propri seggi è una scorrettezza politica gravissima. Ma c’è di più. Una ulteriore forzatura che divarichi ancor più il voto e i rappresentanti è un attentato alla democrazia.

Gli sdraiati ci salveranno

Ma davvero i ragazzi e le ragazze sono disimpegnati e “sdraiati” e preferiscono il divano alla politica? I fatti, a guardarli bene, ci dicono di no. Certo, l’epoca delle forti appartenenze è finita con il Novecento e la storia dei partiti comunisti. Ma quel che i giovani disincantati rifiutano non è la politica bensì la rappresentanza. La vita politica oggi è personale oppure non è niente. E in essa fioriscono la resistenza e l’esodo.

La patrimoniale e le tasche degli italiani

Ogni volta che si parla di patrimoniale, la destra (e non solo) grida allo scandalo affermando che “si vogliono mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Accade anche oggi, a fronte della proposta di legge popolare sul tappeto, che prevede un’imposta progressiva dall’1% al 3,5% sui patrimoni oltre i due milioni di euro. Ciò interessa l’1% della popolazione: davvero difficile identificare questo 1% con tutti gli italiani.

Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

Filantropia e democrazia

La filantropia può fare molto, in alcuni casi può fare bene, ma, quando è organizzata nelle grandi fondazioni, tende a sostituire la politica rappresentativa e può anche contribuire a depoliticizzare le disuguaglianze e, indirettamente, a rafforzarle. L’ibridazione tra attori privati e funzioni pubbliche ridefinisce i confini della democrazia e, se non governata e limitata, pone seri rischi istituzionali.

M5S, un esperimento rimosso

Il M5Stelle è stato fonte del sommovimento politico più significativo nella storia della Repubblica. Ciò è oggi rimosso, data anche l’intervenuta omologazione del movimento al sistema. Ma la domanda di nuova politica che portò alla sua nascita e la successiva parabola discendente offrono strumenti utili per una riflessione sulle forme possibili dell’azione politica e sulla divaricazione fra rappresentanza e astensione.