Meloni al Quirinale, dove sta il tabù

Fra un anno (o forse meno) si vota e Giorgia Meloni gioca tutte le carte utili a motivare il suo elettorato. L’ultima è la rivendicazione del Quirinale per un esponente della destra neofascista (lei stessa o, magari, Ignazio Benito La Russa, il presidente del Senato collezionista di busti di Mussolini). Quel che persegue Meloni, peraltro, non è una semplice alternanza ma la riabilitazione del neo-fascismo in una democrazia de-costituzionalizzata.

Quirinale, verità nascoste

Quella del capo dello Stato non è una carica puramente notarile o di rappresentanza, e una scelta sbagliata sarebbe un grave pericolo per le istituzioni. Occorre, dunque, una personalità super partes ma non asettica né sprovveduta. Le regole insite nella Costituzione impongono la scelta di una donna (o di uomo) dalle impeccabili credenziali democratiche

Identikit di un presidente della Repubblica

Lo ha capito anche un’istituzione millenaria come la Chiesa cattolica: il recupero di una credibilità perduta o offuscata richiede, ai vertici, segnali forti di discontinuità. Solo il nostro sistema politico procede come se nulla fosse in un gioco politico indecente, ripetendo vecchi riti e arrivando a proporre per la presidenza della Repubblica nientemeno che Silvio Berlusconi.