Per un welfare sanitario di cittadinanza

La subordinazione della sanità alla sua sostenibilità economica ha fatto sì che la salute non è più un diritto accessibile a tutti. Sanità e salute, infatti, sono concetti distinti, ma con evidenti interconnessioni e non si può garantire un benessere completo se non si organizza un sistema sanitario adeguato a tutela di tutti i cittadini a partire dai più “disuguali” (gli adolescenti, i vecchi, gli stranieri).

In fuga dal capitalismo, ma per andare dove?

Fuggire dal capitalismo. D’accordo, ma come e per andare dove? Bisogna muoversi collettivamente e dal basso. Ma non basta senza un progetto capace di impedire che si consolidi la guerra tra i poveri, di cogliere le nuove forme di sfruttamento, di adottare analisi scientifiche su dove si sta andando, di avviare tentativi credibili per superare la frammentazione delle sinistre evitando di concentrarsi sulla scelta del leader.

Il Servizio sanitario non c’è più: è possibile ripristinarlo?

Il SSN è stato smantellato. Per ragioni che non hanno nulla a che fare con la tutela della nostra salute. Sono state di fatto ripristinate le “mutue” e il sistema, da pubblico, è diventato misto. Riportare la sanità all’universalismo è possibile. Ma è inutile farsi illusioni. Non bastano né rappezzi né una “riforma organica” del settore; ci vuole un programma complessivo di governo, alternativo a quelli degli ultimi 30 anni.

La scuola non si salva da sola

La scuola italiana attraversa una stagione, ormai lunga, di crisi. Ciò che sfugge ai più, peraltro, è che la crisi non è “tecnica”, ma politica. Si sono progressivamente – e in modo bipartisan – coltivati la “modernità”, la meritocrazia, il concorso del privato, il rapporto con il mondo del lavoro ma si è dimenticato che la scuola è il luogo in cui i giovani vanno indirizzati alla cultura, alla percezione di sé e al pensiero critico.

Il Governo riorganizza la sanità: di male in peggio

Il disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera approvato dal Governo è, a dir poco, deludente. Per la sua genericità, che demanda all’esecutivo scelte fondamentali. Ma anche per la mancata previsione di risorse aggiuntive, per il ricorso a modelli organizzativi obsoleti e per la totale assenza del settore della prevenzione. Solo un’ampia mobilitazione può modificare il progetto.

Catania, ancora una volta Milano del Sud?

Il recente scandalo urbanistico milanese ha evidenziato l’acquiescenza delle amministrazioni pubbliche agli interessi speculativi più diversi e, parallelamente, l’assenza di strategie capaci di migliorare la vivibilità delle città. Si tratta, peraltro, di una situazione generalizzata nel Paese. A Catania, poi, questo sistema è regola da sempre. In attesa che dalla “città della rendita” si passi alla “città dei cittadini”.