Le primarie impraticabili e la possibile via d’uscita

Se la riforma elettorale in discussione diventerà legge, la prima conseguenza sarà che le coalizioni dovranno scegliere il candidato premier prima dell’esito elettorale. Per il campo largo le primarie sarebbero un suicidio. Ma una via d’uscita esiste, coerente con l’obiettivo fondamentale di difendere la Costituzione: affidare la leadership a Enrico Grosso, protagonista della vittoria dei No al referendum.

Meglio le primarie che gli ottimati

“No, le primarie no!” è il grido stentoreo che si leva dalle pagine di “Repubblica”. Verrebbe voglia di essere d’accordo, avendo sempre guardato con diffidenza a questo strumento plebiscitario, quasi cesaristico, che sancisce la morte definitiva dei partiti politici. Ma, nonostante ritrosie e perplessità, non c’è alternativa. O Conte o Schlein: tertium non datur. E, dunque, si vada alle primarie e si decida prima che sia troppo tardi!

Stavolta le primarie servono davvero?

Nel nostro paese le primarie sono state, per lo più, una sorta di rito propiziatorio nella teatralizzazione di una partecipazione sempre più vuota. Ma oggi le cose sono, forse, diverse. Di fronte all’impossibilità di sbloccare la divisione del campo progressista tra il sì (di cui è portatrice Schlein) e il no (sostenuto da Conte) sulla questione non mediabile delle armi all’Ucraina, dare la parola al popolo può essere una soluzione praticabile.

Usa. Tre vittorie progressiste a confronto

Un’analisi dell’ascesa, nelle primarie di medio termine, di figure progressiste all’interno del Partito Democratico statunitense attraverso lo studio di tre casi elettorali emblematici: Minnesota, Florida e Massachusetts dove la sinistra del partito è stata capace di diversificare le proprie strategie per affermarsi contro l’ala centrista, nonostante una grande disparità di mezzi e di finanziamenti.

Modeste proposte per un resettaggio del campo progressista

Il confronto politico tra le forze di opposizione all’attuale Governo è in stallo. Per uscirne occorre abbandonare i luoghi comuni che hanno snaturato la sinistra e liberarsi degli slogan. In concreto è necessario puntare al ritorno al voto dei disillusi (grazie a una ritrovata credibilità), individuare 5 o 6 punti qualificanti su cui stipulare un’alleanza con gli elettori, non avere paura delle primarie e ritrovare la passione per la politica.

Stati Uniti: la necessaria svolta progressista

I candidati progressisti stanno vincendo gran parte delle primarie democratiche per le elezioni midterm. È uno scossone prodotto dalla mobilitazione di decine di migliaia di giovani e volontari, che può avviare la trasformazione del partito, spesso adagiato in difesa dello status quo. Ma già sono partite le grandi manovre per screditarli, siccome “comunisti” o “terroristi”, e per condizionare o sovvertire l’esito delle elezioni.

Stati Uniti: un nuovo Partito Democratico è possibile?

La vittoria dei candidati sostenuti dal sindaco di New York in tre primarie in distretti cittadini magari non è l’avvio di un’onda socialista ma segna un punto a favore del sindaco della Big Apple. E ci dice che un altro Partito Democratico è possibile attraverso la trasformazione del movimento di sinistra in una struttura politica autonoma, capace di sopravvivere al singolo leader e di radicarsi nelle istituzioni.

La memoria di Biden e una candidatura in dubbio

Secondo il procuratore speciale incaricato di verificare un’ipotesi di reato a suo carico, il presidente Biden non può essere processato perché, a causa delle sue capacità cognitive scemate, non si rendeva conto di quel che faceva. Difficile pensare che, se ciò fosse vero, Biden possa aspirare a un nuovo mandato. È quel che pensano molti democratici che ipotizzano un colpo di scena con un cambio di cavallo in corsa.

Le primarie repubblicane negli Usa: verso l’incoronazione di Trump

La corsa alla candidatura repubblicana per le presidenziali Usa è iniziata, in Iowa, senza sorprese. Donald Trump ha stravinto e tutto fa pensare che, nonostante i molti processi in cui è coinvolto, la sua sarà una marcia trionfale. La gara delle primarie sembra dunque destinata solo a designare il secondo arrivato, destinato a subentrargli nel caso (improbabile) di sua “squalifica” o impossibilità sopravvenuta.

L’ombra dei giudici sulle elezioni degli Stati Uniti

Si avvicinano, negli Stati Uniti, le elezioni del 2024 e a breve inizieranno le primarie. Mai come ora il piano politico si intreccia con quello giudiziario. È un intreccio che coinvolge principalmente Donald Trump, pur in vantaggio abissale sugli altri concorrenti alla nomination repubblicana, ma anche Joe Biden rischia di essere trascinato in vicende giudiziarie che possono fargli perdere il sostegno di non pochi elettori.