Alla sinistra non far sapere quant’è orrendo delle armi il potere

La disputa agostana sul woke, seguita a un articolo, volutamente deformato, di Giuseppe Conte è stata inutile e fuorviante. La sinistra, infatti, non deve scegliere fra diritti civili e diritti sociali. Deve chiedersi perché i primi vengano spesso trattati come un universo autosufficiente e i secondi come un elenco di desideri privo di copertura. Ma farlo pone la questione delle spese per il riarmo che tutti preferiscono accantonare.

Non Dio, Patria e Famiglia, le loro ombre

“Dio, Patria, Famiglia” è uno slogan che attraversa la storia. A tenerne assieme gli elementi è la paura amministrata come risorsa politica. Si sceglie un nemico (lo straniero, il diverso, il nucleo familiare non conforme) e lo si presenta come minaccia all’ordine religioso, nazionale, familiare. Criticare l’impostazione non significa attaccare la fede, la patria o la famiglia, ma escluderne un uso come strumenti di potere.

Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

Dagli anni ‘60 del secolo scorso a oggi la situazione è profondamente mutata ed è evidente l’incomparabilità dell’innovazione tecnologica di allora e dell’intelligenza artificiale. Ma un punto resta fermo. La tecnologia non è mai oggettiva o “neutra”. Qualunque essa sia, se si sviluppa per un uso capitalistico in un contesto di squilibrio di potere, essa contribuirà ad accrescere quello squilibrio, non certo a ridurlo.

Il movimento delle “mogli tradizionali”

Tra i fenomeni più controversi degli ultimi anni c’è quello delle tradwives, o “mogli influencer” che celebra il ritorno al ruolo di genere tradizionale. Nato negli Stati Uniti il movimento raccoglie milioni di follower sui social, ma il suo successo non racconta solo una nostalgia per la vita domestica. Il modello della “moglie tradizionale”, infatti, è un progetto che mette al centro il controllo del corpo femminile e della famiglia.

Non prendere il potere ma costruire autonomia e autogoverno

Dall’America Latina e dalle politiche imperiali degli Stati Uniti viene una lezione per tutti. La scelta delle due fasi – prendere il potere e poi cambiare il mondo – non ha mai funzionato, ma ora presenta anche una pericolosa distorsione perché intrappola comunità, movimenti e popoli. L’alternativa è quella che alcune realtà attuano da 30 anni: difesa del territorio, autogoverno, in altre parole, costruzione dell’autonomia.

Gli apprendisti stregoni dell’egemonia culturale

La destra italiana sembra aver scoperto Gramsci come si scopre un utensile dimenticato in cantina: non per comprenderlo, ma per usarlo. La parola magica è “egemonia culturale”, ridotta, peraltro, a una faccenda di stanze, poltrone, nomine, organigrammi. È l’illusione di chi crede che la cultura sia un palazzo da espugnare. Ma l’egemonia, se si è davvero capito Gramsci, non è il bottino del potere: ne è la condizione.

Shakespeare e la natura distruttiva del potere

La messa in scena, al Teatro Due di Parma, del “Racconto d’inverno”, diretto da Jared McNeill e con interpreti eccellenti, è un’occasione da non perdere. In essa Shakespeare, ormai maturo, forse stanco e giunto agli ultimi bagliori della sua traiettoria creativa, mostra ancora una volta, con questa summa di tutte le sue esperienze, l’errore fatale, il vizio strutturale connaturato all’esercizio del potere, agli uomini di potere.

Sulla guerra, sul potere, sul nostro tempo. Intervista a Ida Dominijanni

“Il potere che ci sovrasta è inguardabile, minaccioso, eticamente ripugnante. Contrastarlo è difficile: bisogna cambiare lenti, rovesciare la prospettiva del racconto dominante, guardare la realtà dal punto di vista degli sconfitti. E e posizionarsi ai margini, sui confini, perché è lì, non dentro gli Stati, che si gioca il cambiamento. Solo dai confini, infatti, può, forse, essere reinventato un nuovo internazionalismo dal basso”.

Senza limiti

Lo smisurato, illimitato e impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. L’insieme di rapporti e l’antropologia del potere emersi, in parallelo, dagli “Epstein Files” ne hanno dimostrato l’intreccio con le politiche interne degli Stati Uniti e non solo. È sempre più evidente come ciò che limita il potere limita anche la guerra. Quella guerra che, appunto, divampa oggi senza limiti.

Trump oltre Schmitt. L’emergenza al potere

Negli Stati Uniti la politica si sta riorganizzando attorno al paradigma dell’emergenza. Il secondo mandato di Trump porta al limite una tendenza latente da decenni, mostrando che la fragilità dell’ordine americano non sta tanto nella forza dei poteri presidenziali quanto nel loro fondamento: un sistema che dipende dal senso del limite di chi lo guida diventa vulnerabile quando incontra un presidente che quel limite lo rifiuta.