Per una cultura della pace

Per Hegel e Croce, la guerra rinnova l’acqua stagnante. Per i futuristi è igiene del mondo! In realtà, la guerra è la morte del mondo umano! Ad essa non va contrapposto un semplice, generico rifiuto ma una nonviolenza attiva. I conflitti non vanno negati né esorcizzati ma gestiti con azioni resistenti alla violenza e, per questo, costruttive di giustizia.

25 settembre, il rimosso e gli spettri

La campagna elettorale appena conclusa è stata caratterizzata dalla rimozione di elementi decisivi: la posta in gioco reale della guerra in Ucraina, la fine degli assetti ideologici e geopolitici novecenteschi, le trasformazioni indotte dalla pandemia nella politica e nell’immaginario collettivo. Sono rimozioni che la probabile deriva verso il peggio ci impedirà di eludere.

Ambiente, parola sconosciuta ai politici

Il tema ambientale è quasi assente dai discorsi dei politici. Di tutti i politici. Nonostante la siccità, le bombe d’acqua (ultima quella delle Marche), l’estate uguale a quella del 2003, il consumo di suolo che avanza e via seguitando. Difficile votare per una classe politica inguardabile, completamente staccata dalla terra su cui cammina e che gli dà da mangiare e da bere.

Un partito della scienza e dell’intelligenza

Le elezioni incombono. E i dubbi e le incertezze si trasformano in sogni, in cui, tra gli altri, compaiono padri della patria a dare suggerimenti sulla necessità di applicare alla politica un metodo scientifico, intelligenza e disinteresse personale, spirito collaborativo… Suggerimenti a sinistra sempre disattesi. Così il sogno si trasforma in incubo: siamo diventati tutti stupidi?

Tutti insieme, in comunione ma senza liberazione

La foto che ritrae i principali leader politici (Conte escluso) in posa di gruppo al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini dà l’immagine di un teatrino in cui gli attori fanno finta di litigare in pubblico ma sono sempre pronti a trovare accordi in privato. Superfluo dire che la cosa non può che sconcertare i cittadini e alimentare disaffezione e sfiducia nei confronti della politica.

Disillusi e incarogniti davanti alle urne

Dalla fine del secolo scorso l’individualismo competitivo ha frammentato e avvelenato la società annullando la capacità delle persone di riconoscersi l’una nell’altra. Di qui cinismo e cattiveria. E poi, con la pandemia, insofferenza, diffidenza, paura, xenofobia. È in questo stato di incarognimento che tra un mese andremo al voto con una politica che, invece di contenere, cavalca questi sentimenti.

Concretismo, il male oscuro del nostro tempo

Il male oscuro del nostro tempo, che si estende alla democrazia e alla politica è il “concretismo”, cioè la convinzione che occorrano solo soluzioni immediate ai problemi contingenti, che la teoria non serva, che l’azione non abbia bisogno di pensiero. Di questa cultura, in cui la politica perde ogni orizzonte di senso, sono impregnati i nostri leader. Ma, in realtà, non solo loro.

La politica e il barometro dei sondaggi

Con l’avvicinarsi del voto tornano le scintillanti bolle di sapone delle promesse elettorali. Colpa di una classe politica mediocre ma anche nostra: se non altro per il fatto di abboccare, rendendole redditizie, a mirabolanti promesse da imbonitori. Con effetti anche sul dopo elezioni, allorché è facile prevedere che nessun Governo riesce a dispiegare il proprio programma per l’intera legislatura.