Missioni militari e “sicurezza energetica”

Un recente rapporto di Greenpeace rivela che nel 2021 circa 797 milioni di euro, pari a due terzi della spesa italiana per le missioni militari, sono destinati a operazioni di tutela della “sicurezza energetica” del Paese, cioè a proteggere le attività di ricerca, estrazione e importazione di gas e petrolio in aree di conflitto (dalla Guinea alla Libia, al Mozambico).

Morti che ci riguardano

Nel 2020 sono state uccise nel mondo ben 331 persone che si battevano per i diritti umani e, spesso, per la salvaguardia del loro territorio, specialmente in America Latina e in Africa. Sono in buona parte “danni collaterali” del nostro sviluppo, che impone deforestazioni, apertura di nuove miniere, estrazione di altro petrolio.

ENI nemica del clima

Se le sue politiche non cambieranno, ENI rappresenta un grave pericolo per il pianeta. Mentre tutto il mondo afferma di voler correre ai ripari contro i cambiamenti climatici, ENI si proietta verso l’espansione delle estrazioni di gas e petrolio e batte il suo record di produzione: 1,9 milioni di barili al giorno nel 2018.

Dalla Siria al Venezuela

Nel conflitto venezuelano la democrazia non c’entra nulla. Se Maduro è impresentabile non si sta certo meglio in Honduras o in Guatemala. Ma il Venezuela ha la maggior riserva petrolifera del mondo e garantisce il controllo dei Caraibi. Ciò lo rende una carta decisiva per la rielezione di Trump.