Draghi: Il buio che stiamo attraversando

Martedì è stato un “giorno nero” perché con la chiamata di Draghi si è compiuta la “morte della politica” (il fallimento di tutti i suoi protagonisti) e si è avviato un processo di dissoluzione sistemica dall’esito imprevedibile. Né il curriculum dell’ex presidente della Bce lascia sperare una sensibilità sociale adeguata all’emergenza in atto.

Torino: le elezioni si avvicinano e la città è ferma

Torino è, politicamente, ferma. Il centrosinistra non ha elaborato la sconfitta del 2016 e continua sulla stessa insostenibile linea. I movimenti, per parte loro, non hanno saputo né progettare né aggregare. Occorre, certo, ripartire dai luoghi della vita e della sofferenza ma anche aprire un confronto sulla possibilità che ciò si trasformi in battaglia politica.

La politica e il gioco delle elezioni

La lezione de voto, in Toscana e non solo, è chiara. Se una sinistra non liberista, etica, rispettosa dell’ambiente e delle relazioni umane può rinascere in Italia, non può partire dalle scadenze elettorali e dalle liste. Quello è un altro gioco, mentre oggi è una specie di infinito ballottaggio fra l’orrore e il meno peggio.

Il voto nelle “terre ballerine”

E’ difficile sostenere che quella del 20 e 21 settembre è stata una “vittoria per due” (Zingaretti e Di Maio). Ma sicuramente è stata una sconfitta per uno (Matteo Salvini). Da essa il governo esce teoricamente rafforzato, ma non certo “salvo”. Piuttosto dalle urne emerge un’ulteriore personalizzazione del voto che impone contromisure democratiche.

Le favole, Draghi e il Pd

Draghi ha scelto l’assise di Comunione e Liberazione per esporre la sua ricetta. Niente di nuovo, ahinoi. La parola d’ordine è una crescita acritica in cui la stella polare è la conservazione degli attuali rapporti di forza. Non a caso i termini “uguaglianza” e “giustizia sociale” non compaiono nel suo intervento. E Zingaretti si accoda…

La maledizione dei due Matteo

Il Senato ha buttato “fuori bordo” Matteo Salvini ma il governo non può gioire perché la festa gliel’ha rovinata l’altro Matteo, il Renzi-Terminator specializzato in destabilizzazioni e dispetti. Per lungo tempo la legislatura sarà tormentata da questi due, capaci di collezionare sconfitte ma sempre bisognosi di visibilità. Una “maledizione” contro cui tenere la guardia alta.