La politica e il gioco delle elezioni

La lezione de voto, in Toscana e non solo, è chiara. Se una sinistra non liberista, etica, rispettosa dell’ambiente e delle relazioni umane può rinascere in Italia, non può partire dalle scadenze elettorali e dalle liste. Quello è un altro gioco, mentre oggi è una specie di infinito ballottaggio fra l’orrore e il meno peggio.

Il voto nelle “terre ballerine”

E’ difficile sostenere che quella del 20 e 21 settembre è stata una “vittoria per due” (Zingaretti e Di Maio). Ma sicuramente è stata una sconfitta per uno (Matteo Salvini). Da essa il governo esce teoricamente rafforzato, ma non certo “salvo”. Piuttosto dalle urne emerge un’ulteriore personalizzazione del voto che impone contromisure democratiche.

Le favole, Draghi e il Pd

Draghi ha scelto l’assise di Comunione e Liberazione per esporre la sua ricetta. Niente di nuovo, ahinoi. La parola d’ordine è una crescita acritica in cui la stella polare è la conservazione degli attuali rapporti di forza. Non a caso i termini “uguaglianza” e “giustizia sociale” non compaiono nel suo intervento. E Zingaretti si accoda…

La maledizione dei due Matteo

Il Senato ha buttato “fuori bordo” Matteo Salvini ma il governo non può gioire perché la festa gliel’ha rovinata l’altro Matteo, il Renzi-Terminator specializzato in destabilizzazioni e dispetti. Per lungo tempo la legislatura sarà tormentata da questi due, capaci di collezionare sconfitte ma sempre bisognosi di visibilità. Una “maledizione” contro cui tenere la guardia alta.

Il catechismo delle Grandi Opere

Come ogni religione, le Grandi Opere hanno i loro dogmi, le loro verità rilevate, il loro occhiuto clero, le loro dame della carità (le Madamine!), il loro catechismo. E cercano di controllare le coscienze attraverso una ferrea propaganda e l’asservimento della “libera” stampa. Un esempio grottesco va in scena a Firenze.

PD e maggioritario: il suicidio annunciato

C’è, oggi, una sola certezza: la vittoria, nelle prossime elezioni, della destra eversiva. Una modifica della legge elettorale in senso maggioritario aggiungerebbe alla vittoria un congruo regalo di seggi, blindando così ogni riforma costituzionale. Eppure il Partito democratico insiste: “Viva il maggioritario!”. Se non è un suicidio, poco ci manca.