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Le mani della destra sulle foibe: con l’appoggio di PD e M5S

Giovedì 8 febbraio alla Camera è stata scritta una pagina nera sulla storia delle foibe. PD e M5S hanno contribuito, con il loro voto, ad approvare una legge che, in relazione alla Giornata del Ricordo, finanzia le associazioni monopolizzate dalla destra post-fascista, escludendo gli istituti storici territoriali e consolidando così la narrazione faziosa e unilaterale della vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Ma cosa pensa davvero il Pd?

Ma è davvero la rissosità interna a zavorrare il Pd e la sua azione di opposizione al Governo? Purtroppo no. La ragione è, piuttosto, la mancanza di chiarezza sulla linea politica. Sulle questioni fondamentali oggi in discussione (armi, fisco, sanità e autonomia differenziata), infatti, il Pd ha detto e fatto tutto e il suo contrario. Forse sarebbe il caso che uscisse dall’ambiguità.

I giochi di prestigio di Elly Schlein e il rinnovamento mancato del Pd

Il Governo italiano, approvando una mozione del Pd, si è impegnato a non usare fondi del Pnrr per produrre armi da inviare in Ucraina, ma il Parlamento europeo, con il voto favorevole del Pd, ha autorizzato gli Stati membri a farlo. Un gioco di prestigio mediocre che lascia stupefatti e indignati coloro che credono a una politica fondata su coerenza e principi e che, perciò, hanno sostenuto Elly Schlein alla guida del partito.

L’autoritarismo e il bellicismo della destra si battono solo con il loro contrario

Meloni e il suo circo, vincenti per grazia ricevuta, percorrono con più arrogante protervia tutte le strade già aperte dal centrosinistra, dalla guerra all’attacco ai diritti dei lavoratori, alla lottizzazione. Invertire la tendenza è difficile ma bisogna provarci. Per farlo, occorre prima di tutto ricostruire un pensiero critico alternativo a quello di una destra oggi egemonizzata dai neofascisti.

L’exit di Cottarelli è la fine della sbornia tecnocratica?

Carlo Cottarelli lascia il Senato denunciando una “deriva a sinistra” del Pd che nessuno, in realtà, ha visto. Critica le scelte su nucleare, Jobs Act, maternità surrogata, “merito” con gli argomenti della destra. Le sue parole dimostrano quanto il Pd pre-Schlein (che lo volle capolista in Lombardia) fosse permeato dal dogma liberista, ormai messo in discussione anche dal moderno pensiero liberale.

PD. Bonaccini e Schlein: che differenza c’è?

Ma che differenza c’è tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini? E soprattutto: perché i due principali sfidanti alla guida del Pd evitano di rispondere alla domanda? Negli Usa alle primarie scorre il sangue. A queste primarie scorre il miele, accompagnato da tarallucci e vino. Una melassa che rischia di mettere sotto il tappeto, ancora una volta, le profonde divisioni che nel Pd esistono. Se esistono.

Per non fare afflosciare il soufflé. Spunti per un nuovo soggetto della sinistra

Dopo tante occasioni perdute si ripropone la necessità di costruire un soggetto politico di sinistra. Ci vuole un processo costituente che, peraltro, non può partire né dal Pd, né dal M5Stelle, né dai frammentati, seppur talora vitali, movimenti di lotta. Occorre creare le precondizioni di quel processo: la convergenza su alcuni punti programmatici comuni e, soprattutto, il superamento della separazione tra politica e cultura.

Perché votare Unione popolare

A due settimane dalle elezioni del 25 settembre i giochi sembrano fatti con la sola incertezza dell’entità del successo di una destra fascista e dal programma impresentabile, favorito dalla scelte suicide del PD. Ma la risposta non può essere la rassegnazione. Abbiamo argomenti forti per motivare al voto anche coloro che, sfiduciati, si sono rifugiati nell’astensione o nella scheda bianca. Usiamoli!