Non si possono tenere insieme Berlinguer e Veltroni. Un consiglio per Elly Schlein

La riemergente questione morale è, in realtà, una questione squisitamente politica, nata con la trasformazione dei partiti in macchine per occupare lo Stato. Per il Partito democratico (e i suoi predecessori) tale trasformazione è intervenuta con l’affermarsi della convinzione di non dover più rappresentare una parte, ma tutti. Senza sciogliere questo nodo, cara Schlein, per il Pd non c’è futuro né salvezza.

Piccoli segnali di una nuova stagione politica

Abbiamo i fascisti al governo. Ma ci sono anche fatti nuovi e l’apertura di fronti di lotta inediti: dal cambio al vertice del Pd (non insignificante seppur tutto da decifrare e verificare) alla stagione referendaria ormai in corso. Occorre una regia unitaria. Un segnale può venire dal tavolo di lavoro varato dall’assemblea del 22 aprile promossa della Rete dei numeri pari alla Casa internazionale delle donne di Roma.

Elly Schlein e la realtà del Partito democratico

Elly Schlein è il meglio del ceto politico italiano e, in ogni caso, del Pd, ma basterà? Il problema aperto non sta tanto nelle sue capacità, nelle sue buone intenzioni, nei valori progressisti che porta con sé: il tema è piuttosto la sua probabilità di successo nel riformare il Partito democratico. L’impresa è, a dir poco, ardua e quelle probabilità sono molto basse. Ovviamente una smentita sarebbe gradita.

La strana avventura del Movimento 5Stelle

A saperla leggera, la vicenda del M5Stelle non è un’incarnazione del male o un esempio di semplice qualunquismo. In essa si può piuttosto vedere, insieme a errori e cedimenti macroscopici, l’evoluzione di un movimento in cerca di una precisa collocazione, resa difficile dal fuoco di sbarramento e dall’ostilità di gran parte dei media e di chi avrebbe dovuto cogliere le istanze di rinnovamento da esso poste.

Il Pd e l’alibi delle poltrone

La causa della sconfitta del Pd sta nell’essersi trasformato nel “partito delle poltrone”? C’è del vero in questa analisi (in qualche modo avallata dallo stesso segretario Letta). Ma c’è anche un alibi. Il punto, infatti, non stata in una troppo lunga partecipazione al governo ma nelle politiche realizzate o non realizzate in quella permanenza. Di questo soprattutto si dovrebbe parlare.

Elezioni: un campo largo a perdere

Il problema politico del Paese non è il tramonto di Draghi e neppure il voto anticipato. È la legge elettorale, che comprime la possibilità di scelta dei cittadini e attribuisce alla maggioranza una rappresentanza assai superiore alla sua reale consistenza. Oggi ciò gioca a favore dello schieramento compatto delle destre. Ad esso andrebbe contrapposto un fronte antifascista che, peraltro, non esiste.

Una proposta per salvare almeno la Costituzione

Le elezioni si avvicinano e c’è il rischio che la destra eversiva conquisti gran parte dei collegi maggioritari, mettendo in pericolo la stessa Costituzione. Perciò le forze che si riconoscono nella Carta devono darsi una strategia adeguata: tener ferma la competizione per la quota proporzionale ma convergere, nella parte maggioritaria, sui candidati del partito più forte.