Democrazia italiana

Democrazia italiana – Finale di partita

L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!

Mario Draghi e i polli di Renzi

La Banca sopra la Politica, il Nord sopra il Sud, i maschi sopra le donne. Questa appare, ridotta all’essenziale, la struttura del nuovo governo: una fotografia perfetta dello stato di cose esistente e delle sue inamovibili gerarchie. Così si vorrebbe cancellare l’anomalia selvaggia del voto del 2018. Rischiando di preparare un disordine peggiore e un vulnus alla democrazia.

La politica non c’è. Che si fa?

I partiti politici sono “morti che camminano” e l’associazionismo, pur vitale, è frantumato. Che fare? Intanto si potrebbe cominciare, a livello locale, a costruire momenti strutturati di confronto fra i movimenti e a creare momenti di elaborazione e formazione comune. Forse è poco, ma è, almeno, un punto di partenza.

A proposito di mandato imperativo

Nel “contratto di governo” di M5Stelle e Lega si prevede l’introduzione, con modifica costituzionale, del vincolo di mandato, cioè dell’obbligo per gli eletti di attenersi strettamente alle indicazioni del partito in cui sono stati eletti e del relativo programma elettorale. Apparentemente, non sembra una cattiva idea ma a ben guardare…