A Firenze e per le europee: cosa voterò

Confesso che, questa volta, sono stato tentato dall’astensione. Per senso di rigetto, di inutilità, di resa. Ma anche per la convinzione che la politica, per come la intendo, non abita più nei processi elettorali. Eppure, no: non ci riesco. E allora, alla fine, ho scelto, pur consapevole che le mie sono scelte deboli, cercando le singole persone, non i partiti. Per Firenze e per le europee: non a caso in modo diverso.

«Ti voto solo se asfalti la strada di fronte a casa mia»

Il divorzio tra governanti e governati è ormai una caratteristica costante delle democrazie, con i primi proiettati in un narcisismo acritico spesso conflittuale anche con i partiti di riferimento e i secondi privi del supporto di corpi intermedi in grado d’intrattenere rapporti non strumentali o personalistici con la politica. L’obiettivo di ciascuno diventa così il puro perseguimento di interessi individuali.

Non solo Toti: la corruzione come questione politica

Lo scandalo che ha travolto la giunta regionale ligure, tutt’altro che inatteso, rimanda a questioni politiche risalenti e irrisolte: la permeabilità dei partiti agli interessi economici, l’elusione della questione morale da parte di una classe politica interessata a “comandare” anziché a governare rispettando le regole e l’equilibrio dei poteri, il primato del mercato sullo Stato.

E poi c’è Renzi…

E poi c’è Renzi. Il premierato della Meloni? No, grazie. Troppo poco. Alle preoccupazioni per le sorti della democrazia, l’ex aspirante riformatore, affossato dal voto popolare nel 2016, risponde da par suo: attaccando da destra e prendendo a modello le regole, lesive del pluralismo democratico, impiegate, dal 1993, nei comuni. Senza cogliere che la crisi del sistema non sta nella debolezza del Governo, ma in quella del Parlamento.

Cercare la felicità pubblica: un’esperienza

Senza partiti non c’è democrazia ma i partiti sono all’ultimo posto nella fiducia degli italiani. Certo, la personalizzazione della politica ha scalzato la dimensione organizzata ma il distacco tra i partiti e il “fermento sociale” diffuso nel Paese è anche dovuto al disinteresse di quest’ultimo a mettersi in gioco dentro le istituzioni. Un cambiamento è necessario ché la felicità pubblica non si raccoglie sugli alberi, come le mele mature…

A che serve un “sindaco d’Italia”?

Si dice “democrazia decidente” ma si pensa a una svolta conservatrice e autoritaria. È questo che sta dietro all’evocazione di un presidente investito con elezione diretta, di un “sindaco d’Italia”, di una sorta di capo azienda. Infatti i primi decenni dell’Italia repubblicana, ricchi di riforme profonde e incisive, sono lì a dimostrare che non esiste alcun nesso necessario tra stabilità dei Governi e processi riformatori.

Le baruffe chiozzotte della politica

Nel nostro Paese il personale politico delle nuove e vecchie aggregazioni non ha una storia comune né una cultura condivisa né un gruppo sociale di riferimento. Sta anche qui l’origine del malcostume e dei fenomeni corruttivi. Ma è proprio necessario rassegnarsi a convivere con la cosiddetta “fine delle ideologie”, oppure è ancora possibile trovare lo spazio per pensare la politica in modo diverso?

grande fuga

La grande fuga

I 523 giorni del governo Draghi hanno lasciato il sistema politico italiano in uno stato di disgregazione senza precedenti. La grande fuga del Migliore dalle sue responsabilità – perché è di questo che si è trattato – lascia dietro di sé scenari aperti a una preoccupante rivincita della destra peggiore. La mancata riforma elettorale in senso proporzionale è una responsabilità inescusabile del Pd in primo luogo e dell’intero campo democratico.

Democrazia italiana

Democrazia italiana – Finale di partita

L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!