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E poi c’è Renzi…

E poi c’è Renzi. Il premierato della Meloni? No, grazie. Troppo poco. Alle preoccupazioni per le sorti della democrazia, l’ex aspirante riformatore, affossato dal voto popolare nel 2016, risponde da par suo: attaccando da destra e prendendo a modello le regole, lesive del pluralismo democratico, impiegate, dal 1993, nei comuni. Senza cogliere che la crisi del sistema non sta nella debolezza del Governo, ma in quella del Parlamento.

Il Governo Meloni e la lievitazione dei decreti legge

L’abuso dei decreti legge è un vizio antico del nostro sistema. Ma il Governo Meloni ha superato ogni limite. Nel suo primo anno di attività i decreti legge sono più del 50% dei provvedimenti normativi. Il Parlamento è totalmente emarginato e nessuna resistenza viene dal Presidente della Repubblica. Ma il Governo propone una modifica costituzionale per rafforzare ulteriormente l’esecutivo.

Il premierato made in Italy: prospettive e problemi

La “riforma presidenziale”, parola d’ordine della destra in campagna elettorale, sembra oggi sostituita da un altrettanto pericoloso “premierato forte”. Eppure, per realizzare una maggior stabilità di governo – se questo è l’obiettivo – basterebbe intervenire in modo equilibrato su alcuni meccanismi, come il rafforzamento delle prerogative del presidente del Consiglio e l’introduzione della “sfiducia costruttiva”.

Il premierato, ovvero il fascino del Capo

Il mantra dei sedicenti riformatori è il rafforzamento dell’esecutivo. Una delle strade per perseguirlo è il cosiddetto premierato: una modalità di scelta del Capo solo all’apparenza meno drastica del presidenzialismo o del semipresidenzialismo. In realtà può essere altrettanto pericolosa per gli equilibri e la limitazione del potere propri di una democrazia costituzionale. Dipende da quale premierato.

I falò di Parigi e il semipresidenzialismo

La lezione dei falò di Parigi è chiara. Privo di una maggioranza parlamentare Macron impone le sue scelte con decreto, ricorre alla forzatura, umilia il Parlamento, chiude gli spazi del dialogo. Scelta di un presidente tecnopopulista ma, anche, portato di un semipresidenzialismo che è, ovunque, insidioso e che in Italia la destra persegue sol per archiviare la repubblica parlamentare prodotta dall’antifascismo.

I paradossi della democrazia: da Teheran a Brasilia

Mentre in Iran si lotta e si affrontano sofferenze inaudite per smantellare le strutture autoritarie del potere che soffocano i diritti umani e oltraggiano la dignità della persona, in altre parti del mondo, come il Brasile, esplodono vere e proprie ribellioni popolari che aggrediscono con modalità squadriste i Parlamenti e le istituzioni della rappresentanza. Sono i paradossi della democrazia.

L’avvio della nuova legislatura: nulla di buono per la salute del Parlamento

Il Parlamento non gode di buona salute. Non da oggi. Ma l’avvio della nuova legislatura gli ha assestato un colpo ulteriore. Basti dire che in soli due mesi il Governo ha varato ben dieci decreti legge (così doppiando il ritmo di cinque decreti a bimestre della scorsa legislatura) e che si sono susseguite e accentuate le forzature per imporre la conversione in legge di tale abnorme massa di decreti.