Lo strano caso di Marco Tarquinio

Lo strano caso di Marco Tarquinio, candidato nelle liste del Pd, non è affatto uno scandalo. Ma un enigma, forse sì. Escluso che sia il segnale di uno spostamento del partito verso posizioni pacifiste, sembra essere un’ulteriore tappa della trasformazione del partito in fabbrica per la raccolta di voti più che in strumento per l’organizzazione della società e la costruzione di una egemonia.

Se vuoi la pace, prepara la pace

“Fare la pace” è l’unica via di salvezza per l’umanità. Ma – come ricorda Moreno Biagioni nel libro “Se vuoi la pace, prepara la pace” – è un obiettivo complesso e difficile. Per perseguirlo occorre, da un lato, rileggere la storia del pacifismo, traendo suggerimenti e ispirazione dalle forze collettive che l’hanno praticato per lo più controcorrente, e, dall’altro, aprirsi al dialogo con mondi diversi e con nuove modalità di intervento.

Pace con mezzi pacifici. Rileggere Johan Galtung

Il 17 febbraio, all’età di 93 anni, ci ha lasciati Johan Galtung, fondatore e pioniere della ricerca scientifica per la pace. Approfondire il suo approccio ai conflitti significa dotarsi di alcuni di quei saperi che mancano maggiormente e drammaticamente nel nostro tempo, nel quale, da ogni parte, non si cerca altra soluzione se non quella binaria della guerra, fondata sulla dicotomia vittoria-sconfitta.

I cattivi maestri del “Corriere”

Un tempo, nel secolo scorso, il “Corriere della Sera” e i suoi editorialisti erano considerati, anche a sinistra, un riferimento ineludibile in quanto rappresentativi del punto di vista del capitalismo italiano. Oggi non è più così. Su tutte le principali questioni internazionali e nazionali, nel “Corriere” dominano contraddizioni e confusione. Ma qualche seguito resta: in alcuni lettori ancorati al passato e nella destra di governo.

Il pacifismo di Albert Einstein

Lo scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmun Freud sul “perché la guerra?”, del luglio-agosto 1932, aiuta a riflettere sul tragico ritorno della guerra in Europa e sul suo necessario superamento. Il pensiero di Einstein è chiaro: la logica della guerra non si supera con statuizioni giuridiche, ma costruendo mezzi alternativi per la risoluzione dei conflitti, cioè preparando la pace.

Pacifismo e movimenti per la pace nel nuovo millennio

Con il nuovo millennio il pacifismo e i movimenti per la pace, pur senza riuscire a impedire nuove guerre, si sono fatti più consapevoli. È diventata, in particolare, percezione diffusa la convinzione che la guerra, vero flagello dell’umanità, si evita non solo omettendo di sposarne la cultura e di prepararla con nuove armi ma anche costruendo alleanze con chi opera per l’uguaglianza e la salvaguardia della natura.

Pacifismo e movimenti per la pace al tempo della guerra fredda

Dopo la seconda guerra mondiale la cultura pacifista riprende vigore e se ne ha un’eco nelle costituzioni e nei trattati internazionali. Nei decenni successivi, poi, le speranze si alternano con le delusioni e sono queste ultime a prevalere (dalla guerra fredda fino alle operazioni di polizia internazionale e alle guerre umanitarie). Ma i movimenti per la pace, per i disarmo e contro il nucleare restano vivi e presenti