Pacifismo radicale. Non c’è giustizia senza pace

La pace non è possibile conseguirla alimentando la guerra o richiedendo come sua condizione preliminare la giustizia. Il discorso va capovolto: non è possibile la giustizia, senza che vi sia la pace. È quest’ultima ad essere la precondizione affinché si possano risolvere le questioni con giustizia, che è sempre il frutto di un compromesso. Per questo non c’è alternativa a un radicale, e insieme pragmatico, pacifismo.

L’inganno della “pace giusta”

Mettere un aggettivo alla guerra per giustificarla e alla pace per allontanarla è prerogativa di quanti non ne vivono quotidianamente l’incubo. Per chi sta sotto le bombe è tutto ben più nitido: la guerra è sempre ingiusta e la pace è per definizione giusta. Giocare con le parole (prima con la guerra e oggi con la pace) significa nascondere ciò che veramente si vuole: vincere la guerra, costi quel che costi.

Lo stigma del pacifismo e l’insostenibile concretezza delle armi

L’eterogeneità delle critiche rivolte ai “pacifisti” rivela che la contraddizione è negli occhi di chi guarda: di chi si lava la coscienza chiedendo armi che altri useranno. Noi, la “sinistra occidentale”, sappiamo poco dell’Europa dell’est; ma conosciamo bene il nostro mondo e il suo assolutismo amorale che pretende di dominare sull’intero globo con l’unica concretezza che conosce: quella del denaro, e delle armi.

Ucraina 2022. Ci sono alternative all’escalation della guerra?

La guerra in Ucraina continua in un crescendo senza sosta. La domanda è: ci sono alternative praticabili? Ci sono, seppur difficili, e il pacifismo non è né un’illusione né un cedimento alla prepotenza di Putin. Ma occorre muovere dalla convinzione che l’obiettivo è la pace, e non la vittoria di una delle parti. Gli interventi pubblicati in questa Talpa si propongono di dimostrarlo.

Tariq Ali, «la storia di un disastro»

Parla il docente, autore, militante comunista ricostruendo i vent’anni in cui è stata «sconfitta» la democrazia occidentale. Allora i governi ignorarono le enormi manifestazioni che in tutto il mondo si svolsero contro la guerra e la gente tornò a casa demoralizzata e spoliticizzata. Un tradimento della democrazia che paghiamo ancora oggi.