«Vincere! E vinceremo!»

«La parola d’ordine è una sola: “vincere”! E vinceremo!». L’Italia e l’Europa sembrano aver dimenticato le tragedie innescate da queste esclamazioni e da questa retorica. Così oggi non si parla più di pace per l’Ucraina ma di vittoria. Da tutte le parti. Eppure le guerre finiscono, per lo più, con compromessi. Il punto è la quantità di morti e distruzioni necessarie per arrivare al compromesso.

La maledizione di Ramstein

Il 26 aprile a Ramstein i ministri della difesa di 40 Stati hanno stipulato una sorta di Santa Alleanza dell’Occidente per sconfiggere la Russia e metterla in condizioni di “non nuocere”, costi quel che costi in termini di distruzioni e morti. Con Ramstein siamo di fronte a una svolta della guerra e forse della storia. Ma Santa Alleanza ci porta dritti all’inferno. Per favore niente vittoria, preferiamo la pace!

Un pensiero in tuta mimetica

Le immagini hanno un ruolo fondamentale nei processi di formazione del pensiero, per il mondo di significati che costruiscono. Così la tuta mimetica, indossata dai politici in attività o in visita a Kiev e dai protagonisti degli spot televisivi più mielosi, è diventata il simbolo del modo di pensare in tempo di guerra e il veicolo del peggior militarismo.

Mauthausen e il giuramento della speranza

Il 5 maggio 1945 le truppe americane raggiunsero il campo di concentramento di Mauthausen, ultimo dei lager nazisti a essere liberato. I superstiti erano in condizioni disperate. E tuttavia, 10 giorni dopo, riuscirono a diffondere un appello, noto come il “giuramento di Mauthausen”, che è, incredibilmente in quelle condizioni, un inno alla libertà, alla giustizia sociale e alla pace. Non dovremmo dimenticarlo.

Cosa ci insegna la Resistenza

Il 25 aprile non si celebra con la retorica, con un’unità di facciata e con un nazionalismo senza tempo ma ricordando il peso tragico della guerra partigiana. Io sono grato, fino a esserne ogni volta commosso, al coraggio dei partigiani che «volontari si adunarono, per dignità non per odio» e perché nonostante tutto seppero smettere, seppero tornare alla vita civilizzata e costruire la pace di un paese che ripudia la guerra.

L’utopia concreta del 25 aprile

Il 25 aprile non può essere una festa stanca e rituale. Il suo significato è la reiterazione dell’impegno per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Una costituzione che tiene insieme democrazia politica, diritti per tutti e pace e che è il naturale riferimento per le lotte “dal basso” tese, su vari fronti ma nella stessa direzione contraria, a costruire un’alternativa, un’utopia concreta.

25 aprile 2022. La Resistenza per la pace

La pace è stato uno degli ideali, se non l’ideale supremo, della Resistenza, in Italia e in Europa. Lo si percepisce nelle Lettere dei condannati a morte della resistenza, animate, pur nelle differenze, da un comune sentire in cui campeggiano il ripristino della libertà, la realizzazione di una maggior giustizia sociale e il ritorno a uno stato di pace dopo una lunga guerra devastatrice.

Fermatevi: la guerra è una follia!

Il messaggio della marcia Perugia-Assisi del 24 aprile è forte e chiaro: Fermatevi, la guerra è una follia! Fermare la guerra vuol dire negoziare subito, con determinazione, su tutto: il cessate il fuoco, i corridoi umanitari, la fine della guerra, la sicurezza per tutti, il disarmo, il rispetto dei diritti umani di tutti, comprese le minoranze. Tutte le strade vanno percorse. Bisogna dialogare con tutti.

A due mesi dall’inizio della guerra

Il popolo ucraino ha il pieno diritto di resistere all’invasione. E non compete a chi è al riparo dalle bombe dare indicazioni su come deve farlo. Ma tutt’altra cosa è la fornitura di armi e di consiglieri militari al Governo ucraino da parte della Nato e degli Stati ad essa aderenti. Due mesi di guerra dimostrano che ciò ha aumentato morti e distruzioni e allontanato le prospettive di pace.