Meglio le primarie che gli ottimati

“No, le primarie no!” è il grido stentoreo che si leva dalle pagine di “Repubblica”. Verrebbe voglia di essere d’accordo, avendo sempre guardato con diffidenza a questo strumento plebiscitario, quasi cesaristico, che sancisce la morte definitiva dei partiti politici. Ma, nonostante ritrosie e perplessità, non c’è alternativa. O Conte o Schlein: tertium non datur. E, dunque, si vada alle primarie e si decida prima che sia troppo tardi!

Citare a vanvera la Carta per piegarla alla guerra

Le parole della segretaria dei Giovani democratici («Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori») hanno provocato, da più parti, reazioni inconsulte e improbabili lezioni di diritto costituzionale. In realtà nessuna disposizione costituzionale legittima la guerra. Non l’articolo 52 e, men che meno, l’articolo 11.

L’Italia, il riarmo e i falsi amici dell’Ucraina

Il programma dell’Alleanza di centro-sinistra è un po’ come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa cosa sia. La ragione principale sta nella spaccatura tra chi vuole realmente la pace e chi, disattendendo le richieste dei popoli (dell’Ucraina e della Russia come dell’Italia), persegue il riarmo e con esso, di fatto, la guerra. Un scelta è indifferibile: per noi e per la stessa Ucraina, i cui falsi amici sono, in realtà, i suoi veri carnefici.

Francesco e la pace. Il lupo, i ladroni, il sultano

A 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il rischio è ricordarlo nel modo più innocuo: come il santo da calendario, il san Francesco degli uccelli e dei fioretti. Ma il Francesco più interessante è l’uomo di pace scomodo, fermo nel rifiuto della violenza anche contro le convenienze, che emerge da episodi come quelli del lupo di Gubbio, dei ladroni di Borgo San Sepolcro e della missione presso il sultano al-Malik al-Kamil.

Assemblea generale dell’Onu: tre interventi a confronto

Gli interventi dei capi di Stato o di governo all’annuale Assemblea Generale dell’Onu non sono quasi mai eccitanti. Ma quest’anno, data la temperie bellica in cui ci troviamo, è interessante una lettura in parallelo di alcuni di essi, in particolare quelli di Pezeshkian, Sánchez e Netanyahu, rivelatori, al di là delle comuni parole di circostanza, di culture e mondi non solo diversi ma incapaci di convivere e di comunicare.

Non è tradimento chiedere la pace

L’Europa sta imparando a pensare alla guerra come a un orizzonte normale, e alla pace come a una parola sospetta. In questo contesto, pretendere che il negoziato resti sul tavolo non è ingenuità né tradimento: è l’esercizio di un diritto e di un dovere: quello di poter dire, senza essere etichettati come nemici interni, che la pace merita di essere cercata con la stessa serietà e la stessa urgenza con cui si organizza la guerra.

Una lettura “intima” della Resistenza: Beppe Fenoglio e Ada Gobetti

La Resistenza ha avuto molti volti, molte diverse fonti per ricostruirla, molti racconti e testimonianze assai diverse. Per ricomporre questo mosaico alla ricerca di un quadro unitario che ne illumini in modo esaustivo il cuore pulsante e in grado di “parlarci” ancora oggi veramente di essa, illuminante è la lettura parallela di due romanzi: “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio e “Diario partigiano” di Ada Gobetti.

Un programma elettorale di svolta: la strada per la pace

La guerra domina il mondo. Ciò pone al centro di ogni programma progressista una politica estera fondata sul rifiuto del riarmo, su una proposta diplomatica per la soluzione del conflitto in Ucraina (riprendendo i rapporti con la Federazione russa), sul riconoscimento dello Stato di Palestina, sull’interruzione di ogni rapporto militare con Israele e sul rilancio del diritto internazionale.

La guerra in Ucraina: retorica e realtà

Continua a circolare, a sinistra, l’idea che la guerra in Ucraina sia una nuova Resistenza, con gli europei in veste di sostenitori dei resistenti, come gli anglo-americani con i partigiani. Non è così. Questa guerra, come quasi tutte le guerre, è una tragica scelta di governi e non di popoli e l’unico insegnamento che se ne può trarre è che bisogna farla finire al più presto e che costruire la pace è l’unico obiettivo ideale.

Sassonia-Anhalt, le ragioni di un risultato

L’AfD, forza di estrema destra e ultraliberista, ha stravinto in una delle regioni più povere della Germania, cavalcando la crisi e schierandosi (a parole) contro la guerra, inducendo così al voto gran parte degli astenuti nelle precedenti elezioni. È paradossale ma si spiega con le politiche fallimentari dei governi di coalizione di CDU e SPD e con le timidezze, le compromissioni e le contraddizioni di una sinistra divisa tra Linke e BSW.