Libia: la cooperazione complice

Nei centri di detenzioni libici operano, finanziate del nostro Ministero degli esteri, alcune ONG italiane. La finalità dichiarata è di migliorare le condizioni di vita all’interno. Un rapporto dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione mostra peraltro come tali interventi rafforzino, in realtà, un sistema di costante e drammatica violazione dei diritti umani.

A Lesbo finisce l’Europa

Quattro anni dopo l’accordo dell’Unione europea con la Turchia per chiudere la rotta del Mar Egeo, succede quello che era prevedibile: Erdoğan ha aperto le frontiere e sta usando i profughi come arma per ricattare l’Europa. E intanto, in Grecia, Lesbo è sempre più una prigione a cielo aperto e un luogo di violenza contro i migranti.

Partire, e non morire

“Meno sbarchi, meno morti” dice il ministro Salvini. In realtà è vero il contrario. Se l’obiettivo fosse davvero quello di salvare vite umane, la strada sarebbe quella di prevedere canali umanitari legali e sicuri per chi fugge da guerre e persecuzioni e permessi di soggiorno per la ricerca di lavoro. Il resto è solo cinica (e falsa) propaganda.

Un nuovo “decreto sicurezza” contro i migranti

La guerra del ministro dell’interno contro i migranti e le ONG continua. Il cosiddetto “decreto sicurezza bis”, proposto al Consiglio dei ministri, rappresenta un ulteriore salto di qualità, che monetizza addirittura la vita dei migranti. In attesa delle reazioni dei partner di governo e dei vertici della Repubblica. Se ci saranno.

Il caso Open Arms: il delitto di disobbedienza

Secondo la Procura di Ragusa soccorrere in mare, “senza autorizzazione”, i migranti integra il delitto di violenza privata nei confronti delle autorità italiane (costrette ad accoglierli). Siamo alla trasformazione della disobbedienza in violenza: contro il senso delle parole e lo stesso principio di legalità.

La colonna infame

La campagna della Procura di Catania contro le ONG impegnate nel salvataggio in mare dei migranti continua. La nuova accusa è di «traffico di ingenti quantità di rifiuti», cioè degli «gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari». Siamo tornati agli “untori”. A quando la colonna infame?

Le ONG in acque agitate

Chiusure dei porti, sequestri di navi di ONG con incriminazione di comandanti e armatori, navi che aspettano un luogo sicuro dove sbarcare i sopravvissuti, navi che vengono impedite alla partenza pur non essendo sotto sequestro: un’analisi della normativa al riguardo è quanto mai necessaria.