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Splendori e miserie dell’Occidente

Il Summit per la democrazia organizzato dal presidente Biden alimenta la favola dell’Occidente come culla della libertà investito della missione di portare la democrazia nel mondo. Peccato che questa culla di democrazia comprenda, tra gli altri, l’Arabia Saudita e l’Egitto e che costruisca muri all’insegna dello slogan “immigrazione zero”.

Afghanistan: la normalità e le bugie

La tragedia che si sta sviluppando in Afghanistan è un promemoria per tutti. Se la guerra rimarrà la normalità per garantire gli interessi dell’Occidente, il futuro ci riserverà un mix di narrazioni bugiarde e di poco credibili esercizi di aiuti umanitari. E i popoli, le vite individuali e collettive resteranno variabili dipendenti dalle bugie interessate degli Stati.

Occidente: tramonto o crisi epocale?

Mai come in questi mesi si realizza la conclamata agonia del capitalismo, incapace di affrontare i problemi epocali che stanno emergendo. Ma questa agonia non porta necessariamente con sé il tramonto dell’Occidente, nella cui cultura millenaria occorre piuttosto scavare se vogliamo coltivare “il sogno di una cosa”.

Una foto

Ci sono immagini che scandiscono la vita, flash della nostra impotenza, più eloquenti di un’intera biblioteca. La bimba vietnamita in fuga sotto le bombe, Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia turca, Aeham Ahmad, il pianista di Damasco mentre suona tra le rovine. Oggi il carrettino dello zucchero filato ad Aleppo, diffuso dall’UNHCR. Parlano delle colpe di un Occidente alla fine del proprio ciclo storico.

La storia dell’umanità e il diritto di migrare

Lo jus migrandi fu teorizzato fin dal Cinquecento come diritto naturale universale. Ad uso esclusivo degli occidentali, certo. Ma, da allora, esso è rimasto un principio fondamentale del diritto internazionale. Fino ad oggi quando ad emigrare, spinte dalla miseria, sono le popolazioni fino a ieri colonizzate. Così l’esercizio del diritto di emigrare è stato trasformato in delitto.

Dal basso, nel buio

Negli ultimi decenni non si è soltanto chiuso un ciclo, ma una vera e propria era, quella degli ultimi tre secoli, grosso modo, e noi viviamo ancora inconsapevoli di tutto ciò che questo passaggio comporta. Ci mancano parole, categorie, visione. Nell’incendio che dilaga, dovremmo imparare a “fare la parte del colibrì”.