Frammenti di un discorso su “Naza”

Frammenti di un discorso. Come quelli di Barthes sull’amore. Per lo stesso identico motivo. Anche per Gaza si può parlare ormai solo per frammenti, come di fronte all’indicibile. Perché le parole cedono di fronte all’estremo e scrivere diventa un gesto impossibile e necessario. Gaza è per me l’amore di oggi. Questi frammenti d’un discorso sono suscitati dalla visione del documentario “Naza”.

I curdi d’Iran nella terza guerra mondiale

L’aggressione israelo-statunitense in corso contro l’Iran sta trascinando anche il Kurdistan iraniano (Roihelat) in una spirale di guerra senza fine. Ma il movimento curdo sembra in grado di non farsi intrappolare nell’ennesima guerra fratricida e al tempo stesso di non rinunciare a battersi per l’autogoverno del proprio popolo organizzandosi sul piano sociale e su quello dell’autodifesa anche militare.

La società dell’inganno

Le preferenze sono un inganno, come lo è il maggioritario. Ma l’inganno non è una tattica della politica; è, oggi, la politica. Meloni, Vannacci, Trump non sono degli eroi, ma dei mediocri esecutori. Portano a compimento la civiltà dell’inganno e, senza accorgersene, la congedano definitivamente, perché la svelano nella sua miseria finale. Seguendo un copione rappresentato sullo schermo dall’Ulisse di Nolan.

Le città non possono morire

Le città, e il loro patrimonio di civiltà, sono a rischio. In Medio Oriente, sotto bombardamenti sistematici e terribili; in Occidente, a causa della devastazione neoliberista fatta di privatizzazione degli spazi pubblici, cacciata dei vecchi abitanti, speculazioni e via dicendo. Eppure le città non possono morire, per usare le intense parole di Giorgio La Pira al Convegno mondiale di Sindaci di Firenze del 2 ottobre 1955.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

Le migrazioni e la falsa coscienza dell’Occidente

Le cause delle migrazioni sono determinate, in massima parte, dalle politiche che l’Occidente ha perseguito per secoli e continua a perseguire nei confronti dei paesi da cui partono i flussi. Politiche che sono dettate dal sistema capitalista. Il momento di crisi estrema che stiamo vivendo offre l’opportunità per una critica radicale che metta in discussione il capitalismo, nella sua vera essenza liberticida e distruttiva.

Il premier canadese e il cartello del fruttivendolo

Il discorso del premier canadese a Davos è stato nettissimo. Ci ha ricordato che non possiamo illuderci di stare dove siamo stati e che il suicidio dell’Occidente e del suo mondo è irreversibile. Tuttavia non abbiamo idea di dove stiamo andando. E ciò ha consentito al potere di fare quadrato, accantonando la verità e cercando di ridurre la situazione a una difficoltà contingente. Anche se è un tentativo disperato.