Anche la guerra non è più quella di una volta…

Vestiti i panni di antipapa, Vito Mancuso bacchetta Leone XIV e invoca, in luogo della sua “pace disarmata e disarmante” una “pace armata”, affermando che la guerra è una condizione permanente dell’umanità. Non è così, e lo stesso termine “guerra” è fuorviante ché lo scontro interpersonale e la resistenza armata non hanno nulla a che vedere con gli attuali conflitti eterodiretti che mettono a rischio l’intera umanità.

Nucleare: un progetto insensato

Nel nostro Paese l’energia elettrica copre solo il 22 per cento dei consumi energetici, alimentati, per il resto, da combustibili: conseguentemente il nucleare può incidere solo su un quinto del fabbisogno. Esso, inoltre, costa tre-quattro volte più del solare. La risposta all’intermittenza di quest’ultimo, poi, sta, per caratteristiche strutturali, negli accumuli e nelle reti, non nei reattori. Puntare sul nucleare è, dunque, insensato.

Nucleare. Un altro referendum è possibile

Dopo due referendum abrogativi (1987 e 2011) che hanno bocciato il nucleare e dopo la debacle nel referendum sulla giustizia, il Governo ci riprova. Di nuovo proponendo il nucleare, spinto dalla disperazione per la manifesta incapacità di affrontare la crisi energetica. Sarebbe una scelta del tutto inadeguata e in violazione della Costituzione che, se praticata, porterebbe inevitabilmente a un nuovo referendum.

Quarant’anni da Černobyl. E adesso?

Sono passati 40 anni dall’incidente di Černobyl che portò, da noi, all’abbandono del nucleare. 25 anni dopo, il IV Governo Berlusconi provò a rilanciarlo ma fu fermato dal megaincidente di Fukushima e da un nuovo referendum. Ora ci risiamo anche se è più evidente di allora che il nucleare è fuori tempo, dannoso per la salute, costoso e di lunga realizzazione e che la strada da percorrere è quella delle rinnovabili.

L’energia ce l’abbiamo in casa ma non la sfruttiamo

Il nostro paese dipende da altri per il 75% del suo fabbisogno energetico e la guerra ci mette in estrema difficoltà. Siamo in emergenza. Ma il colmo dell’assurdo è che l’energia non avrebbe alcun bisogno di essere importata. Noi nell’energia ci siamo immersi; il problema è solo quello di convertirla localmente, dalla forma in cui si presenta, in elettricità o calore. Quel che manca non è l’energia ma la programmazione e la politica.

Chi non vuole l’energia pulita?

Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.

Scienziati contro la guerra

Siamo immersi in guerre sempre più catastrofiche, alimentate dalla produzione di armi e dalla cultura che la sostiene. È evidente la responsabilità, nella corsa agli armamenti, dei molti scienziati che vi hanno contribuito. Ma non va dimenticato, per rilanciarlo, l’impegno nella promozione della pace e contro il proliferare di strumenti bellici di non pochi ricercatori e, spesso, della comunità scientifica nel suo insieme.

L’inganno e i rischi della deterrenza nucleare

Chi rilancia l’efficacia della deterrenza nucleare ignora (o finge di ignorare) che, negli ultimi ottant’anni, in diverse occasioni si è rischiato un conflitto nucleare: per errori, malintesi, mancanza di comunicazione, semplici coincidenze. È utile ricordarlo, aggiungendo che se non si è scatenata la guerra è stato grazie al caso o alla provvidenziale disobbedienza di alcuni militari (circostanze su su cui non si può fare affidamento…).

Trump consegna alla Cina le chiavi dell’ordine globale

L’egemonia americana post-1945 si basava su quattro fattori: un prodotto nazionale lordo che rappresentava il 50% del pil mondiale; il dollaro come moneta di riserva per l’intero pianeta; la superiorità nucleare; il soft power in consumismo, musica, cinema. E, inoltre, su un ampio sistema di alleanze. Oggi tutto è cambiato e le politiche isolazioniste di Trump consegnano alla Cina le chiavi dell’ordine mondiale.

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Per sopravvivere ed evitare di farsi travolgere dalla catastrofe climatica, l’umanità deve fare un salto di civiltà, nei consumi e nei modi di produzione. Sarebbe un salto economicamente conveniente e consentito dalla evoluzione della tecnica. Ma i governi si guardano bene dal farlo. Basta guardare all’energia dove, anziché perseguire riduzione dei consumi e fonti alternative, si insegue la follia del nucleare.