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Contro il nucleare: la lezione di Massimo Scalia

Il «nucleare pulito, di nuova generazione, tanto diverso da quello referendario», propagandato dal Governo è una truffa. Così Massimo Scalia, uno dei padri dell’ecologismo italiano, che ci ha lasciati a dicembre. Il rimpianto si accompagna alla consapevolezza che se le sue indicazioni fossero state seguite dalla politica oggi il nostro Paese sarebbe all’avanguardia nel settore delle energie naturali e rinnovabili.

“Il verde vince”? È possibile, ma nel conflitto

La crisi climatica si supera solo liberandoci dalla dipendenza dal carbone e dal nucleare. La tecnologia e la scienza oggi lo consentono. Ma le grandi lobby petrolifere e le destre a livello mondiale si oppongono. Per uscire dall’impasse occorre, da parte delle forze progressiste, una scelta di campo netta e irreversibile, nella consapevolezza che, come tutte le grandi trasformazioni, anche quella ecologica non avverrà senza conflitti.

Emiri, nucleare e Istituto Luce

La COP28 sui cambiamenti climatici è ormai diventata una tragedia buffa in cui si alternano emiri che proclamano la necessità del petrolio pena, altrimenti, il ritorno all’epoca delle caverne e governi che decantano le magnifiche sorti progressive del nucleare, in un contesto propagandistico da Istituto Luce. Si tratta in realtà di un gioco delle parti: l’importante è non mettere in discussione il potere e la ricchezza dei paesi ricchi.

Si scrive nucleare, si legge profitto

Il nucleare pulito non esiste, non è dietro l’angolo e non è più economico di altre fonti di energia. Ma, come tutte le grandi opere, promette rilevantissimi profitti privati pagati dalle casse dello Stato. Dunque, perché cercare altre strade, turbando il sacro mercato? Ci sono rischi per le generazioni future? Forse, ma «perché dovrei preoccuparmi dei posteri? Cos’hanno mai fatto i posteri per me?».

Energia rinnovabile: la grande presa in giro

Le Comunità dell’energia rinnovabile esistono sulla carta ma non decollano per l’inerzia e e le inadempienze di Governo, Parlamento e autorità amministrativa. Intanto, le grandi aziende a partecipazione pubblica continua a trivellare il mondo per recuperare combustibili fossili, ad acquistare metano qua e là e a sollecitare il ritorno al nucleare (con grandi investimenti pubblici e stupidaggini assolute sulle sue caratteristiche).

Le chiacchiere della COP27 e le alternative possibili

Anche la COP27 si sta chiudendo con molte chiacchiere e poca sostanza. Il clima è sparito dall’agenda politica che coglie ogni nuova emergenza per parlare d’altro. Ma su altri fronti arrivano segnali di speranza: ricerca scientifica e crescita prorompente delle energie rinnovabili indicano la strada. Comportamenti virtuosi e scelte politiche coraggiose potrebbero rallentare e fermare la corsa verso il baratro.

Di nuovo in piazza il popolo della pace

Cessate il fuoco subito, negoziato per la pace, mettiamo al bando tutte le armi nucleari, solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre: con queste parole d’ordine il popolo della pace ritorna nelle piazze di tutta Italia dal 21 al 23 ottobre e, poi, a Roma il 5 novembre. Di fronte all’inerzia e alla complicità dei governi la parola passa alle donne e agli uomini di buona volontà.

Visco, Bonomi e il convitato di pietra

Il governatore della Banca d’Italia Visco e il presidente di Confindustria Bonomi si muovono in sintonia: la redistribuzione della ricchezza è lo scoglio più insidioso, la ricetta per uscire dalla crisi pandemica è sempre solo l’incremento della produzione, se i lavoratori vogliono qualche briciola si adattino ad accettare il “riformismo competitivo”. E il sindacato?