Draghi prigioniero di Putin

L’invio di armi all’Ucraina è più che un errore. È accettare la logica dell’aggressore, porsi sul suo stesso piano, restare prigionieri della guerra e delle armi. Nessuno può vincere. La vittoria non c’è più. Occorre aiutare chi è aggredito ma mettere in campo interventi non violenti (tutt’altro che sconosciuti) capaci di capovolgere la logica della guerra. Altrimenti ci sono solo morte e distruzione.

racconto

Il racconto pubblico ostaggio della guerra

In nome di un irragionevole affidamento al fascino della guerra, l’impensabile e l’indicibile è diventato “opzione possibile”. Nell’universo mediatico il ricorso alle armi è considerato l’unica dimensione concepibile mentre le ragioni della nonviolenza sono irrise come appannaggio di “anime belle”. E’ il momento di ricordare il motto gandhiano: “Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”