L’Odissea di Nolan e la guerra alla fine della civiltà

L’“Odissea” di Nolan è una versione tragica e senza eroi, dove Ulisse non torna a Itaca a causa della colpa per la distruzione di Troia. Le polemiche sulla fedeltà della trasposizione non hanno senso ché la funzione del mito è quella di raccontare all’infinito la stessa storia in situazioni nuove. E in epoca di ritorno della guerra il racconto si oppone alla rivalutazione del modello virile e violento dell’eroe.

La società dell’inganno

Le preferenze sono un inganno, come lo è il maggioritario. Ma l’inganno non è una tattica della politica; è, oggi, la politica. Meloni, Vannacci, Trump non sono degli eroi, ma dei mediocri esecutori. Portano a compimento la civiltà dell’inganno e, senza accorgersene, la congedano definitivamente, perché la svelano nella sua miseria finale. Seguendo un copione rappresentato sullo schermo dall’Ulisse di Nolan.

Oppenheimer, un Prometeo senza vergogna

In “Oppenheimer” la storia del padre dell’atomica è privata di ogni drammaticità e l’accento si sposta dalla tragedia di Hiroshima all’ego del protagonista. È una banalizzazione cinica soprattutto laddove la costruzione della bomba è rappresentata come un qualunque “colpo grosso” cinematografico, con la suspense, il conto alla rovescia e poi l’esultanza di chi ha partecipato al progetto.