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Una necessità per l’Europa: uscire dall’irrilevanza

L’Europa è a un bivio. L’assetto intergovernativo burocratico vigente porta in un vicolo cieco e un ritorno all’Europa delle patrie ne accrescerebbe l’attuale irrilevanza geopolitica. Solo un’autentica autonomia le consentirebbe di esercitare un ruolo nello scacchiere mondiale. Non è una prospettiva congeniale ai liberisti ma anche la sinistra è solo un cantiere in costruzione, mentre siamo sull’orlo del baratro.

L’Europa, la sinistra e la necessità di pensieri lunghi

Senza radicamento sociale la sinistra non esiste, ma cercare quel radicamento nei confini dei singoli Stati è illusorio e sbagliato. I grandi temi della sinistra, dalla pace alla lotta contro le alterazioni climatiche e il capitalismo che le produce, hanno una inevitabile dimensione sovranazionale. Lo stato di salute della sinistra in Europa è demoralizzante, ma non lo si cura senza pensieri lunghi e un po’ di utopia.

Il futuro dell’Europa e il silenzio della sinistra

Le elezioni europee si avvicinano e in molti (a cominciare da sua maestà Draghi) si stanno posizionando. Solo la sinistra tace. Forse perché è consapevole che il federalismo di Draghi è una trappola, ma diffida – giustamente – dei nazionalismi cari a Salvini e ai suoi alleati. Eppure la via d’uscita è chiara: non si tratta di scegliere tra Salvini e Draghi ma di combatterli entrambi.

Attenzione: l’obiettivo non sono i migranti, sono i poveri

Percorrendo la rotta dei Balcani ho visto reticolati e muri, squadracce armate, cani aizzati contro disgraziati in fuga, violenze selvagge. E alla fine ho capito: i migranti sono una categoria sperimentale. Dietro di loro si staglia il bersaglio grosso: i poveri, gli esclusi dal grande mercato, i colpevoli del non consumo. Oggi l’Italia è entrata tra i Paesi nazionalisti in prima linea su questo fronte. Ci attendono tempi molto duri.

Turchia: come è riuscito Erdoğan a non perdere?

Dopo il nulla di fatto al primo turno sono in molti a chiedersi le ragioni del persistente consenso di Erdoğan a dispetto della grave crisi economica in cui versa il paese. Tra le molte risposte ci sono il peso di un sistema di potere clientelare che ha cementato il mito dell’uomo forte, la crescita del nazionalismo e l’insistenza martellante su valori tradizionali come la famiglia e l’integrità dell’Islam sunnita.

Appunti sul “fascismo storico” e quello attuale

La destra vittoriosa nelle recenti elezioni politiche non è la fotocopia del fascismo storico, ma nelle mutate condizioni sociali e politiche neppure Mussolini e Italo Balbo userebbero oggi la pratica violenta e la retorica nazionalista di cento anni fa. Restano gli stessi interessi materiali sottostanti e una visione altrettanto conservatrice nei rapporti economici e sociali e reazionaria nei valori culturali.

L’estrema destra nell’Europa centro-orientale

Nell’Europa centro-orientale (Ungheria, Polonia, Cechia, Slovacchia, Bielorussia, Ucraina e anche Russia) l’estrema destra estende il suo peso culturale e contribuisce a creare un’altra immagine di Europa, intesa come comunità spirituale fondata sulla famiglia, lo Stato nazionale e il cristianesimo. Un report del CBEES di Stoccolma, antecedente all’invasione dell’Ucraina, lancia l’allarme.

Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

A casa nostra si mette il tricolore alla finestra due volte l’anno: il 25 aprile per la Liberazione dai nazifascisti, e il 2 giugno per la Repubblica, il voto alle donne, l’Assemblea costituente. Ma oggi alla finestra c’è la bandiera della pace: perché un coro assordante cerca di trasformare il 25 aprile in una festa del nazionalismo armato. Non è così e i miei compatrioti sono i costruttori di pace, i miei stranieri coloro che affidano il futuro alle armi.

Cosa ci insegna la Resistenza

Il 25 aprile non si celebra con la retorica, con un’unità di facciata e con un nazionalismo senza tempo ma ricordando il peso tragico della guerra partigiana. Io sono grato, fino a esserne ogni volta commosso, al coraggio dei partigiani che «volontari si adunarono, per dignità non per odio» e perché nonostante tutto seppero smettere, seppero tornare alla vita civilizzata e costruire la pace di un paese che ripudia la guerra.

La memoria perduta

Mentre la guerra non conosce soste, continua nel nostro Paese la rimozione della memoria. Ne sono segnali univoci gli attacchi scomposti all’ANPI e l’istituzione di una giornata del ricordo all’apparenza dedicata al corpo degli alpini ma in realtà celebrativa del nazionalismo e della guerra. È la distruzione di una storia e di una cultura. Ovviamente per sostituirla con un’altra.