Frammenti di un discorso su “Naza”

Frammenti di un discorso. Come quelli di Barthes sull’amore. Per lo stesso identico motivo. Anche per Gaza si può parlare ormai solo per frammenti, come di fronte all’indicibile. Perché le parole cedono di fronte all’estremo e scrivere diventa un gesto impossibile e necessario. Gaza è per me l’amore di oggi. Questi frammenti d’un discorso sono suscitati dalla visione del documentario “Naza”.

“Naza” ovvero la banalità del male

“Naza” non è un film sul genocidio ma su chi lo giustifica. 24 soldati, appartenenti a unità d’élite, descrivono la routine della macchina di morte azionata a Gaza, un adempimento burocratico o poco più. Uccidendo e dando fuoco a tutto, anche ai ricordi, alle foto, ai libri. Renderlo esplicito ha suscitato, in Israele, un’ondata di isteria collettiva. Perché ha fatto cadere la maschera: per Israele e per noi.

La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…