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In morte di un oppositore politico

La morte in carcere di Aleksej Navalny è un marchio di infamia indelebile per Putin e per il regime russo. E impone a tutti una riflessione. Anche sul fatto che, sino a due anni fa, Putin era riverito e faceva affari con l’intero Occidente. Come, oggi, Al-Sisi ed Erdogan. È ipocrita e riduttivo accantonarlo senza chiedersene il perché e ignorando che, contro l’empietà delle dittature, non bastano le pallide post-democrazie.