Kosovo: una nuova guerra nel cuore dell’Europa?

Sta per scatenarsi in Kosovo una nuova guerra nel cuore dell’Europa? La cosa è probabile ché, se il Governo kosovaro continuerà a non rispettare gli accordi di Bruxelles del 2013 e a provocare la popolazione serba, una reazione da parte di Belgrado sembra inevitabile. Ancora una volta ci sono, a monte del conflitto, rilevanti interessi geopolitici. E di nuovo l’Europa è chiamata a schierarsi.

O l’Europa o la Nato, o la pace o la guerra

La guerra in Ucraina sta provocando decine di migliaia di morti, la distruzione di un Paese e un disastro ambientale. Per comprenderne le ragioni, all’apparenza prive di ogni razionalità, occorre guardarla in un’ottica geopolitica e cogliere gli interessi sottostanti di lungo periodo. In questa prospettiva è facile constatare quanto siano divergenti gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti e della Nato.

L’alternativa della pace: rendiamola possibile!

Esigiamo la pace! È ora – il 5 novembre a Roma – di far sentire, forte, la voce del movimento pacifista. La pace non è una resa. La resa è pensare che non vi sia alternativa all’escalation, al combattimento. Chiedere con una grande manifestazione il cessate il fuoco e una conferenza internazionale di pace è il primo passo. Un passo per la pace, un passo per invertire la rotta e per andare verso un altro futuro.

Il disastro della politica estera Usa. E noi?

Mentre nel mondo è sempre più evidente la crisi dell’egemonia americana, il futuro del nostro Paese è stato anticipato da Draghi: qualunque sia il governo che si formerà dopo le elezioni, la sua politica economica è già stata determinata dalla Commissione europea e la sua politica estera (e militare) è già stata determinata da NATO e USA. Il nostro compito è provare a incrinare questa granitica sicurezza.

La scelta suicida del soldato Letta

Pur se apparentemente marginale nei programmi elettorali, la guerra ne è, in realtà, il centro. Chiunque vinca le elezioni avremo un governo di stretta fedeltà atlantica, appiattito sulla prospettiva del prolungamento senza limiti della guerra in Ucraina. Solo in vista di un simile esito si spiega, del resto, la scelta di Letta, elettoralmente suicida, di rompere l’alleanza in atto con il Movimento 5Stelle.

Turchia. Un genocidio all’ombra della Nato

Mentre si schierano in armi in difesa dell’Ucraina, invasa dalla Russia, l’Occidente e l’Europa sono complici attivi del genocidio del popolo kurdo da parte del regime turco (realizzato anche attraverso l’occupazione di parti di Stati sovrani come l’Irak e la Siria). Ma la Turchia fa parte della Nato e la geopolitica interessa più dei diritti e delle libertà dei popoli.

Agli italiani non far sapere…

Si preannuncia una campagna elettorale in cui i due poli contrapposti si affronteranno, sul piano della collocazione internazionale del Paese, lanciandosi accuse reciproche di putinismo e rivendicando ciascuno per sé i galloni della maggior fedeltà atlantica. Senza alcun barlume di indipendenza e senza alcuna capacità critica (pur nel quadro delle alleanze date). E, soprattutto, espellendo chi manifesta qualche dubbio.

La NATO e la sindrome del dottor Stranamore

Con il summit di Madrid del 29-30 giugno la NATO si è definitivamente trasformata da alleanza politico-militare in gendarme mondiale legittimato all’uso della forza, al di fuori dei vincoli del Patto atlantico e della Carta delle Nazioni Unite. Non solo, ma con l’individuazione di un nemico stabile e irredimibile, ha messo in atto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Il Governo Draghi è davvero intoccabile?

Di fronte alla nuova fase di guerra (per ora fredda) tra blocchi contrapposti, l’Italia ha di fonte a sé due strade: un atlantismo prono e acritico e la promozione di un multilateralismo che rifiuta lo scontro tra civiltà e persegue una decostruzione dei blocchi dall’interno. Su questo, non su effimeri personalismi, si devono giocare le sorti di un Governo che non è detto debba durare sino al termine della legislatura.