Accesso ai vaccini nel mondo

La denuncia è di autorevoli esperti della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. I decessi per Covid-19 continuano a crescere. In questa situazione mentre si parla di vaccini occorre garantire il diritto al più alto standard di salute accessibile a tutti e non c’è spazio né per il nazionalismo né per considerazioni di redditività.

Annegare nell’indifferenza

Le morti nel Mediterraneo continuano con un ritmo impressionante. Ma le autorità italiane ritirano nelle acque territoriali i mezzi navali in passato utilizzati per il salvataggio e ostacolano in ogni modo l’intervento delle navi delle organizzazioni umanitarie. La cultura del rifiuto e dell’intolleranza sembra vincente.

I sommersi e i salvati

L’immagine che ritrae il cadavere di un uomo incastrato tra i tubolari di un gommone, che vaga, rifiutato anche dopo morto, nel Mediterraneo, è l’emblema delle politiche migratorie nel mondo. Anche l’emozione e la rabbia sembrano svanire. Eppure un’alternativa esiste. Ma bisogna gridarla e, soprattutto, essere coerenti.

E i morti per inquinamento?

Il Coronavirus uccide. Ma uccide anche l’inquinamento. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente nella sola Italia muoiono ogni anno per le polveri sottili circa 80.000 persone. Quando il virus sarà debellato (e sperando che non ritorni) ci occuperemo anche di loro? O resteranno nel dimenticatoio?

Attenti ai taser

Anche le nostre forze di polizia avranno in dotazione il taser, la pistola elettrica stordente. Un’alternativa non letale alle armi da fuoco, si dice. Ma non è così: il taser è piuttosto uno strumento aggiuntivo alle armi tradizionali, ed è “non letale” per modo di dire: in USA e Canada, ad esempio, dal 2001 a oggi sono ormai più di mille i morti a seguito del suo uso.

Morire di lavoro

Ogni anno tre milioni di persone muoiono, nel mondo, a causa del lavoro. È una sorta di bollettino di guerra, Peraltro largamente incompleto. Mancano, infatti, i dati dei lavoratori non registrati e quelli, ingenti, di chi muore anni dopo per le cosiddette malattie professionali.