Il miraggio delle “competenze”

L’invocazione del governo dei “competenti” è diventato un mantra indiscusso. A torto ché l’attuale classe politica difetta non tanto di “competenze” quanto di cultura. Questo danno è stato causato negli ultimi decenni da una dissennata gestione della formazione. Ed è un danno assai difficile da riparare, che, anzi, si appresta ad essere ulteriormente approfondito dall’attuale governo.

Merito, Costituzione e giustizia sociale

Il “merito” è usato da una parte della politica e della cultura per dividere la società in vincenti e perdenti e rendere così accettabili le disuguaglianze. Non è la prospettiva disegnata dalla Costituzione, che lo esclude dai criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita “libera e dignitosa”. A questa impostazione dobbiamo fare riferimento senza lasciarci ammaliare da facili scorciatoie.

L’imbroglio della meritocrazia

Come segno di modernità e di cambiamento il nuovo Governo ci regala un ministero del merito (oltre che dell’istruzione). Il tutto – dice il neoministro – per valorizzare i talenti e le capacità. È, all’evidenza, un imbroglio ché, al contrario, modellando la società intorno al paradigma del merito non si fa che introdurre una legittimazione morale delle diseguaglianze, spogliandole della loro connotazione sociale di classe.

Il discorso di Meloni alla Camera: otto idee di Stato da rifiutare in blocco

Stato guardiano notturno, della crescita, minimo, meritocratico, forte, autoritario, confessionale e patriarcale, nazionalista. Sono queste le qualificazioni apertamente rivendicate dall’estrema destra di governo quali componenti costitutive della propria visione del mondo. La sfida per le forze democratiche all’opposizione è oggi quella di riconoscerle come tali e di rifiutarle tutte.

Le carte truccate di un lessico che punta all’egemonia culturale

Nei nomi dei ministeri e dei ministri chiamati a dirigerli il nuovo governo mostra quali sono i corni del problema che abbiamo di fronte, e del pericolo che corriamo, nel presente e per l’avvenire. Imprese, made in Italy, natalità, merito, sport. È l’offensiva di un lessico contemporaneo che non ha più bisogno di ricorrere al vecchio e oggi improponibile armamentario del “libro e moschetto”.

L’inganno della meritocrazia

In occasione della nascita del Governo Draghi c’è chi, nell’esecutivo e nella maggioranza che lo sostiene, ha evocato il primato della meritocrazia. Non è la prima volta, ma ciò non basta a occultare il depistaggio cognitivo insito nell’operazione: si scrive merito ma si legge darwinismo sociale, legittimazione delle diseguaglianze di potere e di diritti.