L’Italia e i migranti. Parola d’ordine: bloccare gli ingressi

Non inganni l’accoglienza dei rifugiati ucraini. La politica dell’immigrazione del governo italiano resta il blocco degli ingressi. Comunque. Finanziando e appoggiando la guardia costiera libica, cercando di fermare le partenze nel cuore dell’Africa, eliminando ogni soccorso in mare, criminalizzando le ONG che operano nel Mediterraneo, prevedendo flussi d’ingresso regolari irrisori.

Ci sono profughi e profughi

Di fronte all’esodo dall’Ucraina l’UE ha finalmente adottato misure nuove, seppur insufficienti, per l’accoglienza dei profughi. Ma, intanto, sulle stesse frontiere proseguono respingimenti e discriminazioni, i richiedenti asilo provenienti da Afghanistan e Siria sono bloccati in Turchia e nel Mediterraneo si continua a morire. Evidentemente ci sono profughi di serie A e profughi di serie B.

27° Rapporto sulle migrazioni

Guerra e flussi migratori sono un tutt’uno. L’Europa, scossa dalla fuga di massa dall’Ucraina, lo sta toccando con mano. Ma non è cosa nuova, come documenta il 27° rapporto dell’Ismu, che ricostruisce i flussi prodotti, dopo la contrazione conseguente alla pandemia, dalla catastrofe umanitaria dell’Afghanistan. Una fotografia utile anche per affrontare il futuro.

Firenze: migrazioni, passerelle e luoghi comuni

Firenze riparte, dal 23 al 27 febbraio, con due convegni dedicati alla pace nel Mediterraneo. Siamo di fronte a una nuova stagione geopolitica coerente con la tradizione della città? La presenza di sindaci, cardinali e finanche del Papa lo ha fatto inizialmente pensare. Ma la speranza è stata presto tarpata da troppi segnali negativi e inquietanti.

Buone notizie dal fronte del porto

Era il luglio 2018 quando un rimorchiatore italiano operante nel Mediterraneo in appoggio a una piattaforma dell’ENI, raccolti in acque internazionali 101 migranti in difficoltà, li consegnò a una motovedetta libica. Tre anni dopo il Tribunale di Napoli ha condannato il comandante del rimorchiatore per abuso d’ufficio. Anche ai migranti si deve applicare il diritto.

«Salvati tu che hai un sogno»

Cambiano i Governi ma non le politiche. L’Italia incrementa i fondi per la cosiddetta Guardia costiera libica e rafforza l’assistenza tecnica e militare. Il risultato è l’aumento delle violenze e delle morti nel Mediterraneo (886 dall’inizio dell’anno). E salvarsi diventa sempre più un’avventura, come racconta un intenso romanzo autobiografico di Cherif Karamoko.

Omissione di soccorso

«È il momento della vergogna» ha suggerito il papa di fronte all’ennesima, terribile strage di migranti nel Mediterraneo. Ma l’Italia e l’Europa si sono limitate a parole di circostanza e ad accusare i trafficanti, tacendo sul mancato invio di navi per soccorrere i migranti in balia delle onde pur nella piena consapevolezza della situazione.

Balcani e Mediterraneo: dove fallisce l’umanità

Le rotte sono diverse – i Balcani o il Mediterraneo – ma le politiche non cambiano. In entrambi i casi gli Stati europei sbarrano i confini e ricacciano indietro i profughi, in aperta violazione del diritto d’asilo e del divieto di respingimento, proclamato dagli articoli 18 e 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.

Mediterraneo: la strage continua

La foto del piccolo Joseph, di appena sei mesi, morto tra le braccia dei medici dopo il salvataggio in mare, ha rotto per un attimo il silenzio sulla strage dei migranti sulla rotta libica. Ma la strage continua, favorita dal respingimento di massa realizzato dall’Italia e dall’Europa con la delega del controllo dei flussi alla Guardia costiera libica.