La caduta di Draghi: le ragioni reali e i cocci

Il governo Draghi e l’unità nazionale non hanno retto al sovrapporsi delle emergenze. La ragione, al di là delle cause occasionali, è evidente: tutti – compreso Draghi – sono terrorizzati dall’autunno che ci aspetta e nessuno sa come gestire un tasso di inflazione che mette in mora i fondamentali delle (rovinose) politiche economiche degli ultimi decenni.

Re Draghi è nudo

La crisi politica che si è aperta con le dimissioni del presidente del Consiglio, momentaneamente “congelate” dal presidente della Repubblica, mette a nudo la dimensione personalistica della leadership di Mario Draghi, sempre più insofferente della dialettica politica e della stessa democrazia parlamentare. Da qui occorre partire per la (pur difficile) costruzione di un futuro diverso.

L’ipocrisia delle riforme e la notte della democrazia

In alcuni passaggi del suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato a restituire centralità al Parlamento. Al di là della retorica, non sembra però che ci sia oggi reale consapevolezza della gravità della situazione, come conferma il carattere confuso e contraddittorio della discussione in corso sulla legge elettorale e sulla riforma dei regolamenti parlamentari.  

In fine

Motus in fine velocior

Viviamo in “democrature”: della democrazia è rimasta la buccia o, se si preferisce, la forma in cavo. Lo dimostra la grottesca vicenda della “crisi di gennaio” in cui sono emersi tutti i guasti di una politica ridotta a governance e ostaggio di un management totalitario, descritta alla luce di due magistrali testi di Luciano Canfora.

Il bis di Mattarella e il commissariamento della democrazia

La rielezione di Mattarella non mette in sicurezza la democrazia ma ne conferma il commissariamento iniziato con l’affidamento del governo a Mario Draghi. Non solo: la trasformazione del reincarico da fatto eccezionale (come lo definì Napolitano) a prassi normale mina profondamente la Costituzione. È, dunque, un drammatico errore che apre la strada a nuove e più gravi eccezioni.

Democrazia italiana

Democrazia italiana – Finale di partita

L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!

Per Sergio Mattarella l’ambiente non esiste

Sergio Mattarella sta per concludere il suo mandato e ancora siamo in attesa di un suo discorso impegnativo sull’ambiente. In questi sette anni il presidente ha parlato di tutto, a cominciare dalla centralità della persona umana, ma di ambiente mai, salvo frasi di circostanza. La cosa più triste è che questo silenzio sembra rappresentare l’insensibilità al riguardo di gran parte degli italiani.

Mattarella, le palme e le banane

Con un tweet, a margine del discorso di Capodanno del presidente Mattarella (silente sullo strapotere del Governo), Tomaso Montanari evoca ironicamente la repubblica delle banane. Subito il portavoce del capo dello Stato reagisce disquisendo di botanica e ironizzando su una supposta confusione tra datteri e banane… Non è un fatto confortante per lo stato di salute del nostro sistema politico.

È possibile criticare Mattarella?

Con la formazione del Governo Draghi l’asse della politica italiana si è ulteriormente spostato a destra. E – cosa del tutto anomala – ciò è accaduto non per effetto di elezioni, ma per una decisione politica del presidente della Repubblica. Che, come tutte le scelte politiche, deve poter essere discussa e anche, se del caso, criticata.