Libraria: i libri, beni essenziali

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«Chiediamo al Governo di considerare le librerie essenziali e di tenerle aperte in tutto il Paese ‒ si legge nell’appello firmato da alcuni editori italiani ‒ non solo perché la lettura dei libri è requisito fondamentale di una cittadinanza attiva, ma anche per non creare una divisione tra gli italiani, un distanziamento dello spirito: l’ultima cosa di cui il nostro Paese ha bisogno, in un momento di solitudine e frammentazione come quello che stiamo attraversando».

«Le librerie, per il ruolo che svolgono all’interno delle nostre comunità, non possono non essere inserite nelle categorie considerate essenziali», si legge nell’appello rivolto dal Salone Internazionale del Libro di Torino al Governo.

Le loro voci sono state ascoltate e il nuovo Dpcm firmato da Conte e in vigore dal 5 novembre lascia aperte le librerie che quindi vendono «un bene essenziale».

In Francia non è andata così e abbiamo visto le foto dei parigini in coda davanti alle librerie prima della chiusura prevista dal lockdown e letto le dichiarazioni della loro sindaca, Anne Hidalgo, che invitava a non acquistare su Amazon per sostenere le librerie di Parigi. Già, perché il colosso dell’e-commerce sta guadagnando cifre spaventose e sempre maggiori fette di mercato dall’inizio dell’emergenza sanitaria. La buona notizia è che autori, piccoli editori e librai si stanno organizzando per arginare questo strapotere, dando vita a piattaforme di e-commerce che possano essere vetrine per le librerie indipendenti, forti delle proprie reti-comunità di lettori e fruitori, che non rinunciano alla dimensione umana e relazionale che sta dietro al consiglio appassionato del libraio di fiducia.

Così, a fine marzo, negli Stati Uniti è arrivato Bookshop.org, nato dall’idea dello scrittore Andy Hunter (co-fondatore di Literary Hub, un sito che aggiorna di continuo sulle uscite della letteratura anglosassone). A metà giugno il sito vendeva libri per un valore di un milione di dollari al giorno e oggi, dopo otto mesi, i negozi affiliati sono oltre 900. La piattaforma sta per aprire anche in Inghilterra.

E in Italia?

In Italia l’iniziativa, nata grazie a Leonardo Taiuti (editore di Black Coffee) e Mattia Garavaglia (libraio della Libreria Golem di Torino) si chiama Bookdealer.it e si ispira proprio alla piattaforma americana: «Le librerie sono presidi culturali essenziali per il nostro Paese e rappresentano un punto di riferimento insostituibile per il quartiere in cui si trovano. Ma non sempre è possibile o agevole recarsi fisicamente nel punto vendita. Oggi che un numero sempre maggiore di persone sceglie di acquistare libri sul web, Bookdealer rappresenta una valida alternativa ai grandi store online». Grazie alla possibilità del servizio di consegna a domicilio, i librai possono mantenere vivo il rapporto con i loro clienti abituali: il lettore potrà ricevere consigli, scoprire quali sono i titoli più venduti, leggere le recensioni di altri utenti e anche fare un regalo. Alla libreria spetta esattamente il prezzo di copertina, al quale viene aggiunto un piccolo sovrapprezzo (€1.90) per sostenere il progetto.

Quindi libri e librai resistono. Il libro cartaceo sta recuperando posizioni sugli ebook per tante ragioni: il profumo da nuovo che poi invecchia, la sorpresa di trovare una vecchia foto o un bigliettino innamorato fra le sue pagine, i segnalibri, le librerie di casa che crescono ad ogni trasloco, le biblioteche che restano posti bellissimi in cui perdersi.

Anche noi di Volere la luna vogliamo dare il nostro piccolo contributo e da oggi (e ogni venerdì) troverete sul sito la rubrica “Libraria”: ogni settimana un libraio o una libraia, un lettore o una lettrice appassionata ci regalerà un breve consiglio di lettura. E proprio in virtù della relazione umana che ci lega alla nostra libreria preferita, il primo consiglio viene da Federico e Cristina de L’Ibrida Bottega (vai alla segnalazione), che si trova a pochi passi da casa mia, ma anche sulla appena citata Bookdealer.