Aria di golpe parlamentare e di partito unico

La legge elettorale approvata al Senato è un golpe parlamentare. Costruita su misura del centrodestra, con la previsione di un premio di maggioranza comune solo a Grecia e a San Marino, essa persegue un cambio di regime e, addirittura, l’attribuzione di tutto il potere a un unico partito. Può darsi che ciò non si realizzi ma occorre attrezzarsi per fare delle prossime elezioni, di nuovo, un referendum sul modello costituzionale.

Le molte ragioni contro la proposta di legge elettorale della destra

La proposta di legge elettorale della destra è inaccettabile non solo per la dichiarata volontà di impedire, con essa, la vittoria della parte avversa ma anche per la finalità strategica. La sua idea di fondo è che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. Di qui una serie di distorsione che meritano di essere evidenziate e denunciare.

Per un 2 giugno democratico e anti-militarista

Da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi la ricorrenza del 2 giugno ha assunto un significato particolare. Ci ricorda, per un verso, il fondamento democratico su cui poggia la Repubblica antifascista, che le riforme della destra cercano continuamente di stravolgere; ci richiama, per altro verso, al compito di prendere sul serio l’art. 11 della Costituzione, sempre più ignorato in questi anni di ubriacatura bellicista.

Legge elettorale: appello di 126 costituzionalisti

Modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto è politicamente e giuridicamente scorretto. A maggior ragione lo è se si introducono meccanismi di dubbia costituzionalità come un premio di maggioranza abnorme, liste bloccate, pluricandidature e l’indicazione preventiva del candidato presidente del Consiglio. Lo dicono, in un appello diffuso nei giorni scorsi, 126 professori di diritto costituzionale.

La legge elettorale della destra e la lente di Popper

Popper aveva una definizione netta per la democrazia: non il vago “governo del popolo” ma un sistema di istituzioni che consenta ai governati di controllare i governanti e, se necessario, di sostituirli senza ricorrere alla violenza. Alla luce di questa impostazione la riforma elettorale proposta dalla destra è da bocciare in toto. Di più. Non è solo una cattiva legge. È una pedagogia autoritaria travestita da riforma ragionevole.

Legge elettorale: il Governo tenta il colpo di mano

Spazzata via dall’esito del referendum la prospettiva delle promesse riforme istituzionali, il Governo tenta di scardinare la Costituzione con una legge elettorale da approvare in vista delle prossime elezioni. In essa non manca nulla dell’armamentario della destra: premio di governabilità, indicazione del premier, soglia di sbarramento, liste bloccate. L’obiettivo è quello di introdurre surrettiziamente il premierato.

Come ti cambio la legge elettorale: premi e trucchi

Mentre il referendum è alle porte, la maggioranza mette le mani avanti e propone una nuova legge elettorale in cui spiccano premi, sbarramenti e liste bloccate. È un ennesimo espediente per cercare di vincere le elezioni anche senza consenso e di piegare in senso presidenziale la forma di governo. Ma solo un sistema proporzionale, trasparente e senza trucchi, può riportare i cittadini alla politica.

Piero Gobetti, la proporzionale. E noi

I post-fascisti al governo nel Paese vogliono stravolgere i fondamenti della Repubblica democratica. E, viste le difficoltà di introdurre il premierato, pensano a una modifica in senso ulteriormente maggioritario della legge elettorale. Impressionanti le analogie con l’avvento del fascismo e attualissimi gli interventi di Piero Gobetti su “Rivoluzione liberale”, tra il 1923 e il 1925, in difesa del sistema proporzionale.