Meglio le primarie che gli ottimati

“No, le primarie no!” è il grido stentoreo che si leva dalle pagine di “Repubblica”. Verrebbe voglia di essere d’accordo, avendo sempre guardato con diffidenza a questo strumento plebiscitario, quasi cesaristico, che sancisce la morte definitiva dei partiti politici. Ma, nonostante ritrosie e perplessità, non c’è alternativa. O Conte o Schlein: tertium non datur. E, dunque, si vada alle primarie e si decida prima che sia troppo tardi!

Appunti sulla Germania di oggi

Le fragili vittorie della Linke a Berlino e dell’AfD a est sono caratterizzate da una crescita nei territori dell’ex DDR, figli di quella riunificazione che ha creato una divisione più forte di prima. Le difficoltà economiche del presente, l’insicurezza sul futuro, l’inadeguatezza della classe politrica di governo e la mancanza di una vera opposizione creano un terreno favorevole a smottamenti a destra il cui argine non può essere il cordone sanitario.

Modeste proposte per un resettaggio del campo progressista

Il confronto politico tra le forze di opposizione all’attuale Governo è in stallo. Per uscirne occorre abbandonare i luoghi comuni che hanno snaturato la sinistra e liberarsi degli slogan. In concreto è necessario puntare al ritorno al voto dei disillusi (grazie a una ritrovata credibilità), individuare 5 o 6 punti qualificanti su cui stipulare un’alleanza con gli elettori, non avere paura delle primarie e ritrovare la passione per la politica.

E adesso? Sull’inserimento lavorativo degli ex detenuti

C’è una domanda che tormenta chi, in carcere, fa l’educatore. Quante delle persone incontrate tra quelle mura, una volta libere si sono reinserite nella società? La risposta è, purtroppo, sconsolante: assai pochi, quasi nessuno. Solo chi aveva una stabilità già prima della detenzione ha qualche chance. E non parliamo di chi ha delle dipendenze. La ragione? Tra le molte, la pressoché titale mancanza di possibilità lavorative.

Contro l’afasia del presente: il pensiero di Elvio Fassone

Elvio Fassone se ne andato venti giorni fa. Ricordarlo in maniera adeguata significa riattivarne il pensiero politico: dalla critica della post-democrazia alla centralità del lavoro, dei migranti, del carcere e della pena, fino alla necessità di uscire dall’afasia politica del presente e di riprendere in mano il progetto di un mondo finalmente misurato sulla Costituzione nata dalla Liberazione.

Contro la scuola di classe (a margine della “riforma dei tecnici”)

La scelta della scuola superiore è da sempre influenzata dalla famiglia di origine ed è dunque una scelta di classe. Di più: gli istituti tecnici e professionali vantano il massimo di selezione e il minimo di istruzione generale. E la “riforma dei tecnici” e la cosiddetta “filiera del 4+2” aggravano ancora la situazione. A quelle riforme occorre opporsi ma sapendo che l’obiettivo, che è poi quello che conta, si colloca molto più in alto.

Italia condannata per violazione del diritto di sciopero

Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia per aver esteso eccessivamente la nozione di servizio pubblico essenziale, imposto obblighi ingiustificati ai sindacati e ristretto troppo i tempi di esercizio degli scioperi. Se lo Stato italiano non dovesse porvi rimedio, sarà la giustizia del lavoro a dover risolvere gli inevitabili conflitti.

Schiavitù, fragole e consolati

In Calabria i braccianti afghani e pachistani valgono meno delle cassette di fragole e, se provano a protestare, può accadere che vengono chiusi in un’automobile e bruciati vivi, suscitando la pena e le lacrime di un giorno. Intanto nella mitica Milano una grande società statunitense importa, per costruire il consolato del proprio paese, qualche centinaio di muratori indiani che riduce in schiavitù a due euro l’ora.

Superare il liberismo: il progetto tradito della Costituzione

La convinzione condivisa nell’assemblea costituente era che la democrazia istituzionale e quella sociale ed economica fossero indivisibili. Poi la storia è andata altrimenti anche per i vincoli internazionali. Oggi, pur nelle difficoltà che attraversiamo, il fallimento del liberismo, la ripresa dei movimenti e la crisi dei vincoli internazionali rendono opportuno riandare al progetto del ‘48. A ciò è dedicata la TALPA qui proposta.