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Il Giorno della Memoria è per tutti: nessuno può essere dimenticato

Il Giorno della Memoria è stato istituito dalla legge «in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti». Una proposta di legge approvata dal Senato, si muove, peraltro, in direzione contraria, omettendo ogni richiamo agli antifascisti inviati nei lager, anch’essi macchia indelebile di un regime da cui chi ci governa non vuole prendere le distanze.

Il fondamento della violenza nazista

«Che razza di esseri umani sono, che razza di mostri quelli che non sono mai sazi di uccidere, per i quali ogni miseria che riversavano sugli ebrei altro non era che uno stimolo a spingerli in una miseria ancora più profonda e più spietata?». La domanda di Thomas Mann rimanda al fenomeno dell’autoalimentazione della violenza che è stata il connotato più profondo dell’irrazionalismo nazista.

Quel che dobbiamo ricordare il Giorno della Memoria

Ciò che è successo potrebbe succedere ancora. Ora, Giorno della Memoria 2023, abbiamo il dovere di ricordare che il fascismo non è morto, e non è cambiato. E che, oggi, chi rivendica quelle idee atroci (che non sono separabili dai campi di sterminio cui portarono) è tornato al potere in Italia, e si appresta a calpestare la Costituzione antifascista del 1948, per ridare il potere nelle mani di uno solo.

​Migranti. Le urla di Abdul, torturato in quel lager chiamato Libia

Un video: un ragazzo tigrino viene torturato lungamente, in una luce pallida, malata, gialliccia da mani senza volto con scariche elettriche al collo, al petto, dappertutto. Vogliono soldi dalla sua famiglia, per liberarlo o forse solo per non torturarlo più. Conosco, mio malgrado, quei luoghi, le prigioni per i migranti, gli uomini feroci a cui noi, che diciamo di odiare l’ingiustizia, li abbiamo consegnati da anni.

Mauthausen e il giuramento della speranza

Il 5 maggio 1945 le truppe americane raggiunsero il campo di concentramento di Mauthausen, ultimo dei lager nazisti a essere liberato. I superstiti erano in condizioni disperate. E tuttavia, 10 giorni dopo, riuscirono a diffondere un appello, noto come il “giuramento di Mauthausen”, che è, incredibilmente in quelle condizioni, un inno alla libertà, alla giustizia sociale e alla pace. Non dovremmo dimenticarlo.

Migranti. Organizzare una cospirazione del bene

Firenze. Due incontri in contemporanea sui migranti: uno con Minniti, l’altro con le vittime del suo memorandum. E viene fuori la proposta, di radicale ingenuità, di organizzare una “cospirazione del bene”. Ci si mette sulle frontiere, si attraversano, si fanno ponti. Si aiutano le persone che soffrono nei lager a fuggire e poi gli si va incontro e si portano via. Una sorta di politicizzazione dell’etica.