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Il teatrino dei mercanti di armi

Giorgia Meloni indossa il cappello d’alpino, Benito La Russa propone il ripristino della leva, Guido Crosetto istituisce il Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della difesa, Repubblica apre con il titolo a tutta pagina “Le armi italiane salvano vite”, Schlein si adegua. In un delirio di “onore alla Patria”, “guerre umanitarie” e “bombe intelligenti” a soccombere sono la Costituzione e il senso della misura.

Non sono postfascisti, sono semplicemente fascisti

Le parole di Meloni e di La Russa sono dei macigni. Su questa Repubblica grava il pesante ingombro di chi, messo al suo vertice, falsifica la storia, ripudia l’antifascismo che ha costruito la democrazia italiana, tenta l’epurazione della memoria collettiva, prova a riabilitare il passato fascista da cui non ha alcuna volontà di allontanarsi. Il no pasaran! dei repubblicani spagnoli contro il franchismo valga oggi, qui, in Italia.

Gli antenati e i camerati di Giorgia

Il presidente del Senato, esponenti del Governo e la stessa presidente del Consiglio celebrano il ruolo storico dell’Msi. Altro che post fascisti! L’Msi è sorto contro il nuovo Stato nato dalla Resistenza ed è stato punto di riferimento di molti protagonisti dell’eversione nera degli anni ‘60 e ‘70. Chi oggi governa il Paese resta legato a quei “valori”, che coniuga con il più esasperato neoliberismo.

Ignazio Benito Maria La Russa

Se guardo le foto di La Russa sui giornali o in tv, mi ritrovo dentro un incubo. L’incubo di un fascismo che non è mai passato. Cent’anni fa le forze democratiche assistettero esangui alla presa del potere del duce; oggi si dividono e un manipolo di quinte colonne consente addirittura l’elezione di La Russa a presidente del Senato. Difficile negarlo: se oggi abbiamo la destra peggiore è perché abbiamo avuto la peggiore sinistra.