Università. La prima violenza è quella delle istituzioni

Studenti e studentesse che manifestano nelle Università sono considerati da gran parte dei media e della politica come orde di violenti e la presidente del Consiglio si spinge a definirli “delinquenti”. Dimenticano, quei censori, che il dissenso, il conflitto, la protesta sono l’essenza della democrazia e che la prima e più grave violenza è quella delle istituzioni che cercano di impedirli criminalizzando e reprimendo.

Napolitano, l’ultimo “vero” comunista-stalinista

Nella sua lunga presidenza della Repubblica Giorgio Napolitano ha rappresentato, aldilà delle apparenze, l’ultimo comunista-stalinista, sopravvissuto alla scomparsa del suo partito. Dimenticata ogni idealità egualitaria e diagnosticata l’impossibilità della rivoluzione, Napolitano si è identificato con gli apparati istituzionali, dei quali s’è eretto a garante “senza se e senza ma”. Ma questa non è solo una storia personale…

Il Paese scoppia: la sinistra non può stare a guardare

Gli scenari politici sono inquietanti. Il governo della destra è, sotto tutti i profili, oltre le peggiori previsioni. Che altro si deve aspettare per reagire, forse di abitare tutti in viale Giorgio Almirante? Eppure i segnali che vengono dall’opposizione sono, a dir poco, flebili. Se qualcuno sta ancora aspettando che la situazione precipiti, è bene informarlo: il precipizio è già in corso.

Torino. Esselunga è meglio di un parco

Per opporsi all’abbattimento di un parco e di una struttura di aggregazione, deciso per costruire l’ennesimo centro commerciale, un gruppo di associazioni, movimenti e cittadini organizza una marcia di protesta. La risposta? Il corteo viene pesantemente caricato dalla polizia tra gli applausi delle istituzioni cittadine (con il solo distinguo di un assessore). Così va la vita nel Belpaese…

Un confronto difficile

Il dibattito sulle prospettive di Volere la Luna e, in generale, della politica stenta a decollare. È un segno dei tempi. Occorre rilanciare la partecipazione dal basso e combattere le diseguaglianze, ma come? E poi, mentre critichiamo la politica tradizionale tocchiamo con mano che un cambiamento radicale deve coinvolgere le istituzioni. E allora non ci resta che continuare a parlarci e a formarci.