“I sommersi dell’accoglienza”

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Nel rapporto “I sommersi dell’accoglienza” Amnesty International traccia un primo bilancio della applicazione del decreto legge 4 ottobre 2018, n. 1132 (cosiddetto decreto sicurezza, convertito in legge 1 dicembre 2018, n. 132) emanato dal Governo gialloverde. Il giudizio è senza appello: quel decreto ha gravemente peggiorato il sistema di accoglienza nel nostro Paese e sta generando ghettizzazione e povertà, sia economica che sociale. Con il conseguente aumento delle vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali.

Interrogarsi sulle migrazioni e in particolare sulle condizioni di vita di migliaia di richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale – scrive Amnesty nella sintesi del rapporto – significa concentrarsi non solo sulle ragioni della loro partenza, sulle condizioni sociali, politiche e ambientali dei Paesi di origine, sulle caratteristiche del viaggio o sulle terribili esperienze di tortura e violenza che essi possono subire, ma anche sul sistema d’accoglienza organizzato nel Paese di primo arrivo e sui percorsi di formazione, inclusione sociale, lavorativa e autonomizzazione della persona che finiscono col definire il rapporto tra il Paese di approdo, i migranti e il complesso di diritti di cui essi sono titolari.

Ciò posto, l’analisi del decreto legge n. 113/2018 (e del connesso decreto del ministero dell’Interno 20 novembre 2018) svolta nel rapporto mette in evidenza il processo con cui viene resa ulteriormente fragile la condizione del richiedente asilo e del beneficiario di protezione. Questo processo dura ormai da diversi anni ma il decreto n. 113/2018 amplifica in modo rilevante tale condizione di fragilità, producendo emarginazione sociale e ghettizzazione, insieme alla possibilità per il richiedente asilo di precipitare nell’esercito di invisibili che costituisce preda di interessi criminali e organizzazioni mafiose (sfruttatori, trafficanti, caporali e mafiosi).

Le misure del decreto che escludono i richiedenti asilo dal sistema dell’accoglienza cancellano di fatto la possibilità di percorsi inclusivi e socialmente avanzati, mentre l’abolizione della protezione umanitaria priva migliaia di persone, che si vedono rigettare la richiesta di asilo e che non possono essere rimpatriate, di uno status legale che permetterebbe loro l’accesso ai servizi sanitari, sociali e abitativi, all’istruzione e al lavoro, con evidenti ripercussioni negative su qualità di vita, sicurezza e dignità e con aumento della vulnerabilità e dell’esposizione allo sfruttamento lavorativo e criminale.

Si tratta – conclude la sintesi del rapporto – di un cambiamento normativo che si inserisce nella cornice di una politica fortemente orientata a bloccare gli sbarchi sulle coste italiane di donne, bambini e uomini che scappano da guerre, terrorismo, persecuzioni, cambiamenti climatici e violenze, a limitare in modo sostanziale il godimento di alcuni loro diritti fondamentali e a costruire barriere e ostacoli di carattere amministrativo e legislativo.

Qui il testo integrale del Rapporto.

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Migranti: la regolarizzazione necessaria

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Sono quasi 10 anni che in Italia non si può entrare legalmente per lavoro e che, per la popolarità che continua ad avere l’ideologia proibizionista in materia di immigrazione, le leggi producono illegalità e sfruttamento. Le stime parlano di 600-700 mila stranieri irregolari presenti nel nostro Paese. Presenza che fa comodo alla destra xenofoba e a chi sfrutta il loro lavoro senza versare contributi e tasse e sentendosi senza alcun obbligo, in ragione della paura di questi lavoratori di pagare con l’espulsione eventuali rivendicazioni.

Come ha proposto la campagna “Ero Straniero”, consentire oggi a centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici straniere di regolarizzare la loro posizione, rappresenterebbe una grande operazione legalità. Facendo emergere i tanti rapporti di lavoro che, a causa di una legge ingiusta e inefficace, sono in essere senza un regolare contratto, così come quelli dove il contratto c’è, ma che rischiano di andare ad alimentare le filiere del lavoro nero qualora non possano rinnovare il proprio permesso di soggiorno, come succede a tanti richiedenti asilo in attesa di definizione della procedura.

In molte regioni del Paese l’assenza di manodopera è oramai evidente e le aziende continuano a chiedere un intervento che consenta l’ingresso regolare degli stranieri per ragioni di lavoro e la possibilità per gli irregolari già presenti in Italia di sanare la propria posizione a fronte di un contratto di lavoro. In assenza di un meccanismo di emersione strutturale, ossia non straordinario, come quello presente nella proposta di legge d’iniziativa popolare presentato dalla campagna “Ero straniero” – oggi in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera –, il rischio è di non riuscire ad arginare il buco nero dell’irregolarità e del conseguente sfruttamento, alimentando un’idea falsa e strumentale dell’immigrazione. L’argomento che dal 2011 a oggi ha monopolizzato la discussione sull’immigrazione, ossia che fossimo davanti a una presunta invasione e che bisognasse fare di tutto (e si è fatto di tutto) per impedire alle persone di arrivare in Italia, si è tradotto nell’impossibilità di entrare legalmente.

In realtà quest’argomento andrebbe, oggi più di ieri, ribaltato: se non c’è un meccanismo praticabile e giusto di ingresso per lavoro e per ricerca di lavoro, l’Italia, il mondo del lavoro, il sistema economico rischiano il collasso nel giro di pochi anni.

La presenza di irregolari, peraltro, non ha altre soluzioni se non forme di regolarizzazione permanenti. Al ritmo al quale i governi rimpatriano gli irregolari, ammesso che questa sia una soluzione favorevole al nostro Paese e sappiamo che non lo è, ci vorrebbe un secolo per azzerare l’irregolarità. Ecco quindi che in un mondo dove le persone si muovono poco, gli ultimi dati dell’ONU parlano di una percentuale del 3,4% della popolazione mondiale che emigra (258 milioni su 7,5 miliardi, quindi quasi il 97% non si muove da casa), l’obiettivo per l’Italia, con un bilancio demografico negativo da anni, deve essere attrarre persone per mantenere l’equilibrio.

L’articolo è pubblicato anche su “il manifesto” del 19 novembre