“Un po’ di luce” di Ali Asgari

Arash ha deciso di uccidersi. È un medico iraniano che è stato radiato dall’albo per aver soccorso dei manifestanti feriti e la sua vita sembra non avere più scopo né senso in un mondo dove domina la violenza e che sembra senza speranza. Ma prima di morire ci sono delle cose da sistemare e, forse, capiterà di trovare ancora “un po’ di luce” prima del buio.

I curdi d’Iran nella terza guerra mondiale

L’aggressione israelo-statunitense in corso contro l’Iran sta trascinando anche il Kurdistan iraniano (Roihelat) in una spirale di guerra senza fine. Ma il movimento curdo sembra in grado di non farsi intrappolare nell’ennesima guerra fratricida e al tempo stesso di non rinunciare a battersi per l’autogoverno del proprio popolo organizzandosi sul piano sociale e su quello dell’autodifesa anche militare.

Israele: gli omicidi mirati come pratica politica

La furia bellica di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha fatto passare in secondo piano la pratica ordinaria dell’omicidio politico da parte di Israele. Si è calcolato in 2.700 (duemila settecento!) il numero di omicidi mirati compiuti da Israele dal 1948 al 2026 tanto in patria quanto, e soprattutto, all’estero: un primato irraggiungibile perfino dalla Russia e dagli Stati Uniti.

Usa-Israele: interessi sempre più divergenti

C’è qualche cosa di paradossale in questa quarta guerra Golfo. Mente gli obiettivi dell’Iran sono chiari (la sopravvivenza del regime e la tutela del Libano degli Hezbollah e del Mar Rosso degli Houthi), l’alleanza tra Usa e Israele proietta messaggi sempre più contraddittori e tra Netanyahu e la Casa bianca c’è una frattura evidente. E, forse, la guerra e pace dipendono anche dalle contorsioni di un leader ormai imbarazzante.

Pechino sfida Washington

Oggi gli Usa di Trump, spinti dal delirante progetto di Grande Israele, si sono impantanati, in Iran, in un conflitto vitale che sta assorbendo miliardi di risorse militari e fornisce a Pechino nuovi vantaggi. Trump sperava, con il viaggio in Cina, di ottenere un appoggio per uscire dall’impasse. Ma Xi Jinping si è ben guardato dall’accordarlo e, intanto, tesse i suoi rapporti per essere protagonista nel nuovo ordine mondiale.

Trump e Netanyahu, le mosse della disperazione

Quel che accade nello Stretto di Hormuz è esemplare. Il prezzo del barile di petrolio sale alle stelle ed emerge la follia di due leader, Trump e Netanyahu, che non si rendono più conto delle proprie azioni e si dibattono nel caos che hanno provocato senza sapere come uscirne. Il 14 maggio ci sarà a Pechino un vertice cruciale per i rapporti commerciali e strategici tra Usa e Cina e Trump ci arriva da presidente dimezzato.

Iran: una guerra che avvantaggia solo la Cina

La Cina, al contrario di molti altri paesi, sembra riuscire a parare i colpi prodotti dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran. Anzi le conseguenze della guerra potrebbero addirittura essere vantaggiose per il paese asiatico: dal prestigio politico rafforzato rispetto agli Stati Uniti, alla potenziale maggiore richiesta esterna di prodotti legati alle energie rinnovabili e alle auto elettriche, ad alcune ricadute finanziarie.

Iran. La guerra non può essere vinta, ma solo allargata

La guerra scatenata contro l’Iran dall’asse Usa-Israele, non può essere vinta. Per le caratteristiche dell’Iran che è, insieme, Stato e movimento di resistenza diffuso. La guerra convenzionale nei suoi confronti non funziona. Ogni bomba che cade rafforza la narrativa della forza dell’Iran e dell’indegnità del nemico. Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l’oppressore.