Sulla guerra, sul potere, sul nostro tempo. Intervista a Ida Dominijanni

“Il potere che ci sovrasta è inguardabile, minaccioso, eticamente ripugnante. Contrastarlo è difficile: bisogna cambiare lenti, rovesciare la prospettiva del racconto dominante, guardare la realtà dal punto di vista degli sconfitti. E e posizionarsi ai margini, sui confini, perché è lì, non dentro gli Stati, che si gioca il cambiamento. Solo dai confini, infatti, può, forse, essere reinventato un nuovo internazionalismo dal basso”.

Il Che restituito alla storia

Che Guevara rivive in un recente libro di Sergio Dalmasso che ha il pregio di districarsi dall’agiografia e dall’iconografia consumistica e di raccontarne il travaglio, confrontandosi con la sua azione politica, militare e militante. Non rinnegando il mito ma evitando di cadere nella “trappola” per cui pensiero, elaborazione politica e teorica cedono il passo alla lettura romantica della sua vita.

La salute del sindacato

Serve ancora il sindacato, nel secondo decennio del terzo millennio dopo Cristo? Seconda domanda: chi rappresenta il sindacato nella stagione della globalizzazione neoliberista, quali figure sociali tutela e quali sono invece abbandonate allo strapotere del turbocapitalismo? Terza domanda: cosa è diventato il sindacato? Domande difficili, su cui un confronto è necessario e urgente.

Un’inchiesta senza fine: l’omicidio Palme 34 anni dopo

Olof Palme, il premier svedese ucciso nel 1986, è stato autentico interprete di una politica di solidarietà internazionale, amato a sinistra e odiato a destra. Ciò ha moltiplicato le richieste di verità sulla sua morte. Ma il 10 giugno scorso anche l’ultima Commissione d’inchiesta ha lasciato il caso irrisolto, limitandosi a generici sospetti.

Il nazionalismo di sinistra in Europa

Il nazionalismo e le politiche di chiusura nei confronti dei migranti si fanno strada nella sinistra europea, che rinnega così le proprie origini. Negli Stati Uniti sta accadendo esattamente il contrario e il Partito democratico si sta schierando a favore dell’apertura dei propri confini. È una ragione di speranza anche per i movimenti europei.