Costruire egemonia nell’età dell’algoritmo

Le condizioni per l’egemonia culturale nell’età dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale sono molto cambiate e non basta più produrre idee. C’è bisogno del concorso di altri elementi: la creazione di reti editoriali digitali, piattaforme di discussione, archivi intelligenti; l’uso dell’intelligenza artificiale come infrastruttura di elaborazione; la sottrazione delle infrastrutture cognitive al monopolio privato.

Intellettuali, complicità e dissidenza

Dal 25 al 28 maggio si è svolto il Jerusalem International Writers Festival (noto, in Italia per la professione di sionismo di Erri De Luca). Uno dei suoi ospiti di rilievo avrebbe dovuto essere il premio Nobel J. M. Coetzee, che, peraltro, ha rinunciato con una lettera in cui ha denunciato la responsabilità della comunità intellettuale e artistica israeliana per le atrocità commesse a Gaza e la conseguente necessità di dissociari.

C’è un risveglio degli intellettuali, ma non basta

Si sta verificando, dopo un lungo periodo di silenzio, una sorta di risveglio degli intellettuali sui temi della cultura e della politica. Ma non basta. Senza un’integrazione con le lotte per l’ambiente e per la vivibilità delle città e senza un’alleanza con i giovanissimi e il portato della rivoluzione femminista, ogni tentativo di cambiamento è destinato a una breve durata.

Non c’è alternativa senza un progetto

L’impotenza della sinistra, oggi concentrata più sulla critica dell’esistente che sulla costruzione di un progetto politico e sociale alternativo, contribuisce ad alimentare la distanza dalla politica. La sola mobilitazione o il volontariato non bastano senza una visione strutturale. Spetta agli intellettuali, in primo luogo, ricostruire un’intelligenza collettiva al servizio dell’alternativa al capitalismo.

Il futuro non comincia adesso…

Se oggi c’è un pericolo che avanza a grandi passi – e si materializza non solo in Italia ma in tutte le (ex o post) democrazie occidentali – non è la violenza contro lo Stato, ma la violenza di Stato. In questo contesto dire che “il futuro comincia adesso” e comportarsi come se fosse davvero così, pretendendo, per di più, di rappresentare le moltitudini non fa che perpetuare l’attuale assetto di potere.

Che fare se chi dovrebbe farlo non lo fa?

I problemi economici del nostro paese sono enormi. Eppure la sinistra istituzionale (il Partito democratico e Sinistra italiana) non hanno una linea di politica economica, anzi non se ne occupano nemmeno. Neppure le questioni del conflitto con l’Europa e della devastante assenza di una seria imposta patrimoniale sollecitano proposte precise. È tempo che anche intellettuali ed economisti si sporchino le mani con la politica.

Quel che vorrei dall’Europa: 800 miliardi per Gaza

Riarmo, persecuzione dei migranti, silenzio complice sulla strage degli innocenti che si consuma ogni giorno a Gaza: è questa l’Europa che dovremmo difendere? Tenetevela pure, quest’Europa. Tenetevi pure l’orgoglio europeo. Io parteggio per la dignità degli oppressi. Anche questa l’ho appresa in Europa, da europeo. E da europeo ho imparato che vale per tutti, non solo per noi.

Centinaia di intellettuali ebrei americani: «La critica a Israele non è antisemitismo»

Come scrittori, artisti e attivisti ebrei vogliamo contestare la narrazione secondo cui qualsiasi critica a Israele è intrinsecamente antisemita. Non è così, anzi le critiche al Governo israeliano e alle sue politiche sono doverose. Noi condanniamo tutti gli attacchi contro civili, israeliani o palestinesi che siano, ma siamo inorriditi dall’uso della lotta all’antisemitismo come pretesto per crimini di guerra.

Russia e Ucraina: le parole e la realtà

Le parole (qui proposte con una premessa di Tomaso Montanari e una nota di Giulia Marcucci) sono di un coraggioso cittadino russo, un poeta: «Quella guerra che si sta svolgendo in Ucraina, sotto gli occhi del mondo, non viene nemmeno chiamata guerra. La chiamano “operazione militare”. Ma è una vera e autentica guerra. E deve essere fermata. Come? In qualche modo, ma è necessario. Tutti noi, insieme e individualmente, dobbiamo pensarci».