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L’alternativa della pace: rendiamola possibile!

Esigiamo la pace! È ora – il 5 novembre a Roma – di far sentire, forte, la voce del movimento pacifista. La pace non è una resa. La resa è pensare che non vi sia alternativa all’escalation, al combattimento. Chiedere con una grande manifestazione il cessate il fuoco e una conferenza internazionale di pace è il primo passo. Un passo per la pace, un passo per invertire la rotta e per andare verso un altro futuro.

Il buio oltre l’orizzonte

La situazione italiana si intreccia con quella internazionale. Noi sosteniamo la controffensiva ucraina che mira a sconfiggere la Russia; quest’ultima fa sapere che, se messa alle strette, userà l’arma nucleare; gli Stati Uniti annunciano che, se ciò accadrà, risponderanno con la stessa moneta; così noi ci troveremo coinvolti in una guerra nucleare. Ma nessuno sembra rendersene conto.

L’Ucraina e i rischi di una guerra nucleare

Le minacce incrociate di una guerra atomica si intensificano. A Putin che, in modo rabbioso e irresponsabile, evoca, in caso di escalation del conflitto, l’uso di armi nucleari, Biden risponde che la risposta americana «sarebbe consequenziale». Così la domanda si fa più pressante: vogliamo proseguire questo macabro gioco o è giunto il momento di dire basta e avviare una soluzione negoziata?

Da Gerusalemme a Berlino: una settimana di passione

Il mondo sembra impazzito. Da Gerusalemme a Berlino dove, nel summit dei ministri degli esteri dei paesi della NATO, è stata annunciata la richiesta di adesione di Svezia e Finlandia. Se la richiesta venisse accolta la Russia e la NATO si fronteggerebbero lungo un confine di oltre 1300 chilometri con gravi rischi di una terza guerra mondiale. Per evitare tutto questo basterebbe che un solo leader europeo dicesse: No!